Storie di famiglia

La memoria per ricordare di essere sopravvissuti. La memoria per non dimenticare di essere morti

La mia famiglia è composta da mio figlio Andrea Mieli, figlio di Paolo, da mia madre Giovanna, da mia sorella Francesca, dai miei fratelli Roberto e Giacomo (con i rispettivi mariti e le rispettive mogli), dai miei nipoti Matteo Monicelli, Nina e Viola Alatri, Sofia e Federico Mieli.
Mio padre, Andrea Alatri, era di origine ebraica, proveniente da una “Famiglia romana di rito Mi.Rom (*) il cui stemma si ispira a quello della città di Alatri nel Lazio. Famiglia di banchieri e letterati”.
(*)”Minhag B’nei Romì”, “rito dei figli di Roma”, il rito ebraico romano che non è askenazita o sefardita ma risale all’epoca dell’antica Roma (da Araldica Ebraica in Italia, Elvio Giuditta).
Storie degli ebrei di Roma
La famiglia Alatri (di Paolo Salvadori)


Stemma famiglia Alatri
(Araldica Ebraica in Italia, Elvio Giuditta: “Stemmi esistenti nell’antico cimitero ebraico di Padova, Parte III”)
Stemma famiglia Alatri (Araldica Ebraica in Italia, Elvio Giuditta: “Gli ebrei a Roma e nel Lazio, Parte IV”)
Fonte: Società Italiana di Studi Araldici

Albero genealogico
Di seguito è riportato l’albero genealogico delle famiglie dei miei nonni paterni (Alatri e Segre) e di quelle unite a loro da legami di parentela (famiglie Salvadori, Jona, Calabi,…). 
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Albero genealogico Alatri-foglio 01-agg 14-01-2026
-Albero genealogico Alatri-foglio 1-agg 23-01-2026
-Albero genealogico Alatri-foglio 2-agg 23-01-2026

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Ricostruzione albero genealogico famiglia Alatri nel sec.XVIII attraverso la lettura delle iscrizioni sugli oggetti da loro donati alla Scola Nuova nel decennio 1719-1729

Tombe della famiglia Alatri al cimitero del Verano
Il Cimitero Monumentale del Verano ospita reparti israelitici dal 1895 (VISIT JEWISH ITALY) (Settore XIII). Nel reparto israelitico vi si trovano anche le tombe di alcuni componenti della famiglia Alatri corredate da iscrizioni.
–Angelo di Asdr. Alatri chiamato da Dio fra i suoi eletti il 24 TAMMUZ 5627 a trent’anni.
-Qui è sepolto Angelo Isacco Alatri passato agli eterni riposi la sera del III Novembre MDCCCXXXIII di anni LXXI la famiglia dolente Q.M.P (Questa Memoria Pose).
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-Donna Rignani nata Alatri
di anni 48 da lungo morbo consunta qui sepolta dal marito e dai figli il 16 TAMUZ 5623 OC
 (N.B. calendario gregoriano) 3 luglio 1863 sua madre Allegra Alatri nata Modigliani affranta da malori ottuagenaria cieca spirò il 20 TEVET 5624 OC 30 dicembre 1863 chiamando con ansia assidua la figlia della quale carità di congiunti tacque sempre l’amara perdita e le fu dai pietosi figli deposta a fianco in questa tomba. Le anime elette sorelle di virtù in terra lo sono di premio in cielo.
–Giacomo di Angelo Alatri di anni 40 fu qui sepolto dai desolati figli il 2 dicembre 1878.
-Qui presso il fratellino e l’ava paterna fu sepolto di anni 6 mesi 2 Samuele Alatri vago fanciullo per aperto ingegno ed indole soave già delizia e speranza degli afflitti genitori dell’omonimo nonno e di tutti i congiunti. Nacque il 22 agosto 1873 e morì il 7 novembre 1879.
-Samuele Alatri onore e lume della comunità israelitica di Roma adoprò per dodici lustri volontà e ingegno a difesa e governo dei fratelli di fede rivendicata Roma a libertà fu delle giunte che ne portò il plebiscito a Vittorio Emanuele II assessore nel patrio municipio Consigliere della provincia deputato al Parlamento nazionale rifulse per integrità e saviezza ebbe in vita l’affetto in morte il compianto dell’intera città. I figli addolorati Q.M.P.. Nato il 30 marzo 1805 morto il 20 maggio 1889.
-A Rosa Alatri pia caritatevole modesta moglie e madre esemplare uccisa repentinamente dal dolore per la morte del nepotino Lionello il XXVIII ELUL Y DCXXX VI settembre MDCCCLXXVII il marito ed i figli memori di sue virtù con lagrime PP.
–Lionello Alatri bambino di XXIII mesi che in mezzo ai suoi infantili trastulli trovava subita morte il XXVIII ELUL V DCXXXVII (VI settembre MDCCCLXXVII) i genitori pel miserando caso desolatissimi P.P.
–Giacomo Alatri colto operoso benefico la virtù di Samuele suo padre prese ad esempio ogni energia dell’animo eletto sapientemente spesi per l’educazione dell’infanzia povera nato in Roma il 30 maggio 1831 morì il giorno 8 marzo 1889 lasciando di sé immenso desiderio. Al diletto congiunto innanzitempo rapito la famiglia lacrimando pose.

Il Museo Ebraico di Roma, inaugurato con un nuovo allestimento nel 2005, custodisce numerosi oggetti appartenenenti alla famiglia Alatri. Tra questi un “addobbamento” che decorava i Sefer Torà (composto di vari oggetti donati da Moshè, Marco e Samuele Alatri), un ritratto di Samuele Alatri dipinto dalla nipote Rosa (1883), un busto di Samuele Alatri realizzato dallo scultore Giuseppe Guastalla (1890), una Chiave per l’Aron donata da Samuele Alatri alla Scola Nuova.

“Abbiamo notizia delle famiglie legate alla Scola Nuova tramite i registri del Museo Ebraico di Roma. In particolare l’inventario del 1905, stilato un anno dopo l’inaugurazione del Tempio Maggiore, che sostituì le Cinque Scole, elenca gli “Arredi sacri di proprietà dell’Università Israelitica di Roma esistenti nella Guardaroba del Nuovo Tempio, e che per maggiore chiarezza vengono classificati Scuola per Scuola: nella Scola Nuova risultano oggetti donati dalla Famiglia Alatri; Aron Alatri; Alatri Astrugo; Alatri Mosè; Alatri Samuele“. “Alcune grandi casate legate alla Scola Nuova, come i Di Segni, mantennero le loro fortune anche nel Settecento. Altre, come i Toscano, non ressero alla chiusura dei banchi di prestito nel 1682 e, nel ruolo di committenti della Scola Nuova, subentrarono altre famiglie tra le quali spiccano gli Alatri e i Baraffael”. “Arte ebraica a Roma e nel Lazio: committenti e doni alla Scuola Nuova alla fine del Cinquecento e nel primo Seicento”, Gli Ebrei e il Lazio, Rivista Archivi e Cultura, 2007, Daniela Di Castro.


Jacob, Samuele, Giacomo, Lionello Alatri

Nel 2013 al Museo Ebraico di Roma, per l’iniziativa “Museo di Famiglia” (con la quale il Museo vuole offrire l’opportunità di vedere oggetti, tessuti, arredi sacri, quadri, testi, pubblicazioni, documenti e altro, normalmente non visibili pubblicamente) sono state esposte le donazioni della Famiglia Alatri alle Cinque Scole nel corso dei Secoli XVII e XVIII.
-L’Addobbamento ALATRI, Museo di famiglia-donazioni (1)
-Donazioni della Famiglia ALATRI alle “CINQUE SCOLE” (dal sec. XVII al XIX), Museo di famiglia-donazioni (2)
“Museo ebraico-Le donazioni della famiglia Alatri”, Corriere della Sera,10 luglio 2013

Corona di Francesco I Teoli (**) (1719-1720): dono di Moshè Alatri a Scola Nova nel 1724-1725
(**) Teoli Francesco I (1658/1729) argentiere romano

Italiani di razza ebraica
A ottanta anni dalla promulgazione delle Leggi razziste nel Museo Ebraico di Roma è stata allestita la mostra “Italiani di razza ebraica: le Leggi antisemite del 1938 e gli ebrei di Roma” a cura di Lia Toaff e Yael Calò (14 settembre 2018-3 febbraio 2019).
La Mostra racconta, attraverso documenti originali della collezione del Museo e dati in prestito dalle tante famiglie colpite dai provvedimenti discriminatori, le vicende, le umiliazioni, le restrizioni e le persecuzioni fisiche subite, lungo un percorso storico che parte dal periodo dell’Emancipazione degli ebrei che entrano a far parte della vita politica e sociale del Regno d’Italia, passando per gli anni delle Leggi antiebraiche e per terminare con il periodo di occupazione, clandestinità e deportazione. Tra i documenti esposti anche quelli della famiglia Alatri.
Catalogo mostra ITALIANI DI RAZZA EBRAICA 2018-2019

KETUBBOT ALATRI, 1820
Presso il JTSA-Jewish Theological Seminary of America a New York sono custodite le tre ketubah (ebraico: כְּתוּבָּה – “documento”, plur. ketubot, ossia l’accordo nuziale ebraico) che Luigi Del Monte, discendente di Crescenzo Del Monte e di Sara Alatri, mi ha gentilmente segnalato.


LA PARTECIPAZIONE ALLE BATTAGLIE RISORGIMENTALI
Nel 1869 l’esercito italiano aveva 87 ufficiali (su 14.108) e più di 300 soldati israeliti (su 170.000) che, proporzionalmente, rappresenteva un contingente straordinario essendo 30.00 gli ebrei in Italia su 25 milioni di abitanti.
Molti di questi militavano tra le truppe del generale Cadorna che entrarono per la breccia di Porta Pia: tra questi Giacomo Segre che diede l’ordine di far fuoco sul muro di cinta di Roma.
E Roma volle salutare l’alba dei nuovi tempi chiamando due ebrei, David Piperno e Samuele Alatri nel Consiglio Comunale.

SABBATO EMANUELE ALATRI
Membro laico del Concistoro (1 agosto 1811) Sabbato Emanuele Alatri viene ricordato nel registro protocollare (1802) nell’episodio di Sabbato Mosè Della Rocca, un bambino ebreo che, uscito dal Ghetto, venne imprigionato e condotto nella casa dei Catecumeni. Insieme a Vitale da Tivoli e a Achia Piazza, Sabbato Alatri si rivolse al “caponotaro dell’illustrissimo vicario” per la restituzione del bambino alla sua famiglia. Grazie “alla instancabile vigilanza dei suddetti signori “ il bambino potè tornare al Ghetto (“Storia degli ebrei di Roma”, Abraham Berliner, Rusconi Editore,1992).
“Alatri, Sabato Emanuele: nato a Roma nel 1766 da Samuele Tranquillo, coniugato con prole, domiciliato in ghetto in via della Fiumara n. 52, mercante, possidente, finanziatore dei francesi dall’epoca della Repubblica giacobina, membro laico del Concistoro degli israeliti dei dipartimenti di Roma e del Trasimeno; trasferitosi a Livorno durante il pontificato di Leone XII”. (Judei de Urbe. Roma e i suoi ebrei: una storia secolare, Atti del Convegno, Archivio di Stato di Roma, 7-9 novembre 2005, a cura di Marina Caffiero e Anna Esposito).
“All’interno di questo gruppo occorre, poi, distinguere fra coloro che impiegarono piccole cifre – di poche centinaia di scudi come Leone Di Capua, Salomone Davide Di Castro, Mosè Raffaele Isaia Di Castro, !sacco Di Cave, Graziadio Di Nepi, Pellegrino Di Porto, Pellegrino Miele, Lazzaro e Mariano Modigliani, i fratelli Sestieri e Samuele Uzielli o ad
dirittura al di sotto dei 1 00 scudi come i fratelli Corcos, Bellafìora Del Monte Piazza vedova Bises, Pace De Rossi, Isaia Fiano per riscattare la casa di abitazione e/o la propria bottega in ghetto, o per recuperare un credito-e coloro che, invece, poterono permettersi di immobilizzare capitali cospicui – superiori al migliaio di scudi, come la famiglia Baraffaele, Isacco Della Rocca, Vitale Di Tivoli, Salomone Fiano, Mosè Raffaele Milano, i fratelli Moro, Abramo Piperno, Tranquillo Trionfo e Asdrugo Volterra, o addirittura alle decine di migliaia di scudi come Sabato Emanuele Alatri e i fratelli Sabato Vita e Angelo Vita Modigliani – a scopo di investimento. Volendo approfondire, ulteriormente, l’analisi, si possono esaminare nel dettaglio i tratti socio-economici degli investitori. La posizione influente del gruppo è provata dal fatto che ben due famiglie – quella dei Moro e quella dei Trionfo contassero fra i loro membri un fattore dell’Università israelitica, che cinque famiglie – Alatri, Ambron, Baraffaele, Di Tivoli e Moro – avessero già finanziato e appoggiato i francesi fin dall’epoca della Repubblica giacobina -, che gli Ambron avessero tentato l’acquisto di beni nazionali già in quel periodo e, infine, che Sabato Emanuele Alatri fosse chiamato a rappresentare, come membro laico, i dipartimenti di Roma e del Trasimeno nel Concistoro israelitico”. (Ricerche sulle proprietà immobiliari degli ebrei romani tra prima emancipazione e Restaurazione, L’investimento immobiliare ebraico nella prima emancipazione (1809-1814) (Judei de Urbe. Roma e i suoi ebrei: una storia secolare, Atti del Convegno, Archivio di Stato di Roma, 7-9 novembre 2005, a cura di Marina Caffiero e Anna Esposito).

JACOB VITO ALATRI
“Alatri, Vita Giacobbe: nato a Roma nel 1780 da Samuele Tranquillo, coniugato con
prole, domiciliato in ghetto in via della Fiumara n. 52, negoziante, possidente, procuratore in affari della comunità”.
(Judei de Urbe. Roma e i suoi ebrei: una storia secolare, Atti del Convegno, Archivio di Stato di Roma, 7-9 novembre 2005, a cura di Marina Caffiero e Anna Esposito).

La DITTA SABBATO ALATRI
Consisteva in un importante magazzino per la vendita di tessuti e affini in via S. M. in Publicolis a Roma, fondata nella prima metà dell’Ottocento da Sabbato Emanuele Alatri (parente di Samuele) che, quando decise di trasferirsi in Toscana, a Livorno, dove il Governo era più tollerante con gli ebrei, associò alla ditta di famiglia Jacob Vito Alatri, padre di Samuele.
Nel Catalogo mostra ITALIANI DI RAZZA EBRAICA 2018-2019 e nella ricerca della Camera di Commercio di Roma “Le Società Anonime e le attività economiche degli ebrei a Roma (1938-1943)” a cura di Alessandra Camera, vengono riportate alcune informazioni sulla ditta:
“Nel corso del 1938, proprio a ridosso delle prime leggi razziali, il movimento di trasformazione di ditte o imprese ebraiche coinvolse soprattutto i proprietari delle aziende più note ed importanti come gli Alatri, i Coen, i Piperno.
Negli anni compresi fra il 1938 ed il 1940, a seguito della promulgazione delle leggi razziali, l’imprenditoria ebraica reagisce facendo ricorso alle società anonime. Anche la  stampa, quella nazionale, a cui fa eco quella locale, si occupa del tema della razza.
A Roma il giornale “Il Tevere”, attraverso articoli e pubblicazione di memoriali o “lettere al direttore”- sempre delatorie e per lo più anonime, sembrava concentrarsi soprattutto sulla necessità di dimostrare la negatività dell’influenza ebraica nella vita cittadina. Un “lettore affezionato” il 17 luglio del 1940 scriveva: “Caro Tevere scrive oggi un rappresentante mancato, non certo per sua colpa, perché ne avrebbe la competenza ed i meriti, ma per la poca comprensione, per dir peggio, della nostra industria tessile. Devi sapere che tutte le fabbriche sono ARIANE al 100% ma sono a Roma rappresentate al 100% o poco meno da agenti EBREI, […] spavaldamente ancora tutti al loro posto mantenendosi accaniti antifascisti, anche se parecchi hanno ostentato la commedia di battezzarsi”. Ed ancora: “[gli ebrei sono] capaci di sfruttare l’attuale situazione in pregiudizio [di ‘ariani’] richiamati alle armi”, soggetto di tale denuncia era la famiglia Alatri. Riferiva a tal proposito un esposto della Regia Questura di Roma, redatto subito dopo la pubblicazione della lettera anonima: “Dalle indagini eseguite in tale campo è risultato che uno dei casi in cui il “Tevere” si ritiene possa alludere è quello dell’ex Ditta ‘Alatri’ […] che a seguito delle leggi razziali si è trasformata nella ‘Società anonima Vestilia’.
Il 27 settembre del 1940, erano state volturate:
2) La ditta “Alatri”, sita in via degli Astalli 19, trasformata nella società anonima “VESTILIA”, con un presidente non ebreo e con un direttore generale ed un vice-direttore ebrei e membri della famiglia Alatri. Pur essendo stata chiaramente individuata dagli organi preposti, tuttavia, nella segnalazione inviata dalla Questura al Ministero dell’Interno, si sottolineava in modo esplicito che la società aveva un ruolo portante nell’economia cittadina, poiché non solo riforniva molti negozi della “Capitale e di altre città d’Italia”, ma aveva “alle sue dipendenze 43 impiegati dei quali solo 27 ebrei, nonché numerosi piazzisti, in maggioranza ebrei”. La chiusura di questa società avrebbe dunque messo in difficoltà un numero consistente di famiglie ed avrebbero colpito in modo grave l’attività produttiva di tessuti, importante per un paese in guerra. Tuttavia, il documento concludeva segnalando la necessità di colpire “tali forme di indebite trasformazioni delle aziende ebraiche, talvolta soltanto formali, in società anonime, restando di fatto le Società amministrate dagli stessi ebrei, i quali vengono in tal guisa ad eludere i rigori di legge”. A tale documento però non faceva seguito alcun preciso intervento contro la società”.
Dal Bollettino dei protesti cambiari dei fallimenti e del movimento delle ditte del Consiglio Provinciale delle Corporazioni di Roma (Anno XI, 7 Gennaio 1939-XVII, N. 1):
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“MODIFICAZIONI 3056 bis – 31 marzo e 1 aprile 1939-XVII (Verb. Ass.)-Soc. A n. «Iacob V. Alatri » – Sede in Roma – Modifica della denominazione in: Soc. An. «Vestilia S. A. ». Altre modifiche allo statuto sociale”.
-“69775 (31-III-1939) – I. V. Alatri S. A. – Vendita tessuti – Roma – V. degli Astalli, 19 – Riduzione del cap. soc. da L. 4.000.000 a L. 3.900.000, e sua reintegrazione a L. 4.000.000 – Modifiche Statuto sociale e denominazione sociale in Soc. An. Vestilia – Nomina cariche sociali: Pres. dott. Riva Riccardo; Dirett. Gener. Alatri Lionello, Vice Dirett. Alatri dott. Marco e Alatri dott. Renzo“.
Nel Foglio delle inserzioni n. 47 di sabato 26 febbraio 1910 della Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia è pubblicato il seguente Avviso “Con atto 30 dicembre 1909 ricevuto dal notaio di Roma dott. Buttaoni Girolamo (reg. il 3 gennaio 1910 al n. 4788 reg. 302 atti pubblici), Giacomo Alatri fu Marco, gerente della ditta Jacob V. Alatri corrente in Roma ha dichiarato di rinunziare con effetto dalla mezzanotte del 31 dicembre 1909 al mandato di rappresentenza conferito alla Ditta anzidetta, da lui gerita, con i seguenti atti….”.

Centenario della ditta Jacob Alatri, 1920

SAMUELE ALATRI

Samuele Alatri
Ritratto della nipote Rosina Alatri (1883), Museo Ebraico di Roma
Busto di Samuele Alatri, Museo ebraico di Roma

Samuele Tranquillo Abramo Alatri (30 Marzo 1805, Roma – 20 Maggio 1889, Roma)  Nato da una ricca famiglia di commercianti, entrò molto giovane nell’azienda di famiglia.
Nel 1825 Samuele entra nella costituzione della società, alla quale si dedica con abilità e, congiuntamente, si dedica all’impegno politico e religioso nella Comunità ebraica di Roma.
Verso il 1840 si reca periodicamente in Inghilterra e in Francia dove conosce i Rothschild, Albert Cohn, Adolphe Frank e Salomon Munk, cominciando a sognare l’istituzione degli Asili Infantili Israelitici, che vennero costituiti vent’anni dopo grazie a Tranquillo Ascarelli e al figlio Giacomo Alatri.
Tra il 1847 e il 1852, in collaborazione con il Rabbino Maggiore Hazan, venuto dalla Palestina, si adoperò per la riorganizzazione del Pio Istituto del Talmud Torah, la scuola nella quale i fanciulli ebrei apprendevano le prime nozioni elementari di ebraismo e imparavano a leggere e scrivere l’ebraico.
Il rapporto tra Samuele Alatri e il Rabbino viene citato nel libro di Giancarlo Spizzichino: “Dichiara Samuele Alatri: “Senza tema di censura, si può sostenere che qualsivoglia Rabbino Primario, o Gran Rabbino, per quanto venerabile sotto ogni aspetto, è da riguardarsi soltanto quale Dottore della Santa Legge, quale professore di Teologia”. È in quel “soltanto” e “professore di Teologia” che si nasconde un cambiamento epocale, ove il Rav, una volta perno della vita comunitaria e detentore di influenza anche giuridica e coercitiva sui membri della Comunità quale alto Giudice e conoscitore della Legge, viene relegato a ruolo subalterno di Professore di Ebraismo, dotto, ma non più capace di imporre le proprie decisioni, poiché il potere è passato ai Consigli laici, spesso senza alcuna conoscenza di Torà. L’incontro-scontro tra Rav Hazan da un lato e la figura di Samuele Alatri dall’altro incarna esattamente questo passaggio cruciale”.
Tra il 1848 e il 1849 partecipò al Municipio romano della Repubblica Romana e strinse rapporti personali con Massimo d’Azeglio, al quale ispirò l’opuscolo “Sull’emancipazione civile degli Israeliti”, con Terenzio Mamiani, Marco Minghetti, Luigi Carlo Farini e con Francesco Sturbinetti di cui divenne consulente.
Nel 1858 si adoperò, senza successo, per la liberazione di Edgardo Mortara, il bambino rapito a Bologna e costretto al Battesimo. Allo stesso modo si adoperò presso Gregorio XVI, raggiungendolo nella sua residenza di Castel Gandolfo, riuscendo a far annullare l’ordine del vescovo di Frosinone che decise di espellere dalla propria diocesi due famiglie ebraiche che vi abitavano da molti anni.
Consigliere di Reggenza della Banca dello Stato pontificio (fondata nel 1850 assorbendo la Banca Romana per poi riprenderne la denominazione nel 1870), fece parte della delegazione che il 9 ottobre consegnò al Re d’Italia i risultati del plebiscito che si svolse domenica 2 ottobre 1870 per sancire l’annessione al Regno d’Italia del territorio di Roma e del Lazio dopo la presa di Roma.
Fu eletto con Settimio Piperno al Consiglio Comunale, dove rimase dalle elezioni del 13 novembre 1870 fino alla morte, ricoprendo la carica di Assessore alle Finanze del Municipio Romano dal 1870 al 1874. Fu definito da Pio IX (1871) “il più cristiano tra i consiglieri municipali di Roma”.
Alla consultazione dell’8 e 15 novembre 1874 Samuele Alatri, liberale moderato, componente della deputazione, diviene Deputato al Parlamento d’Italia nella XII legislatura, eletto alla Camera per il Collegio di Roma II nelle fila della Destra fino al 1876 con 506 suffragi (334 nella sezione Trevi, 73 nella prima di Campomarzio e 99 nella seconda). Nelle elezioni del 5 e del 12 novembre 1876 Samuele Alatri viene battuto da Francesco Ratti nel II collegio e nel 1880 da Augusto Lorenzini, più volte consigliere comunale, liberale progressista, di area depretisina.
Presidente del Monte di Pietà dal 1875 al 1889 nonché il più giovane e longevo presidente che la Comunità ebraica di Roma abbia mai avuto (ricoprì la carica dai 26 ai 61 anni), si trovò a trattare con Gregorio XVI e Pio IX.
Nel 1880 fu a capo di un Consiglio straordinario per la riorganizzazione della Comunità ebraica di Roma.
Nel 1885, quando il Ghetto di Roma venne demolito, Samuele Alatri riorganizzò la comunità e contribuì alla ricostruzione della nuova “Università Israelitica”.
Nelle elezioni amministrative del 1887 fece parte, insieme a Urbano Rattazzi, della lista dell’Unione romana, di tendenza cattolico-moderata.
Quando morì, nel 1889, poco più di due mesi dalla perdita del figlio Giacomo, il sindaco d’allora Augusto Armellini disse: “la città di Roma ha amato fervidamente il defunto Samuele Alatri e ora lo piange come si piange un padre”. (Samuele Alatri, l’ebreo che si oppose alla rimozione del crocifisso).
A lui è dedicato il Parco lineare delle Mura Aureliane, cinquecento metri di verde pubblico che corrono da Porta Metronia a via Numidia a Roma.
Passaporto di Samuele Alatri

COMUNE DI ROMA–ELEZIONI AMMINISTRATIVE – ANNO 1879 – MANDAMENTO QUINTO-RIONE S. ANGELO
Adami Pietro
Alatri Alessandro
Alatri Angelo
Alatri Aron
Alatri Crescenzo
Alatri Giacomo
Alatri Marco
Alatri Pacifico
Alatri Sabato Mosè
Alatri Samuele

“D E G L I  A R G E N T I  R E C A T I  ALLA  ZECCA  D I  ROMA P E R  U S O
D E L L A  M O N E T A Z I O N E  D A L  1° G E N N A R O  A L  30 G I U G N O 1849
Il Ministero delle Finanze desiderando che il Pubblico conosca la quantità degli Argenti consegnati alla Zecca tanto dalla Commissione delle Requisizioni quanto dai Cittadini, ha ordinato la pubblicazione non solo delle Note relative, ma anche del rendiconto della Zecca stessa, dal quale risulti l’erogazione del Metallo medesimo: Samule Alatri (28 aprile 1845): Sc. 98 Baj. 51 Dec.1″. (Monitore Romano, Giornale Officiale della Repubblica, n. 150, 1849, martedì 3 luglio).

A giugno 2017 è stato dato avvio operativo alla nascita dell’Associazione Amici del Benè Berith di cui è stato nominato presidente Sandro Di Castro. All’Associazione è stato dato il nome di Samuele Alatri, il cui ricordo è stato celebrato il 26 settembre 2017 con una cerimonia presso la Camera dei Deputati.
Comunicato stampa Samuele Alatri-Amici BBerith

GIACOMO ALATRI
Il figlio di Samuele, Giacomo Alatri (Roma, 30 maggio 1831-Roma, 8 Marzo 1889) si impegnò con il padre per lo sviluppo degli Asili Infantili israelitici della Comunità ebraica di Roma. “Educato dal padre Samuele all’amore per le attività benefiche e dotato di talento organizzativo, a partire dal 1876 Giacomo Alatri si dedicò all’Opera degli Asili infantili e in collaborazione con altri la portò a una grande fioritura, tanto che il Re le riconobbe i diritti di ente morale. Uomo dal grande cuore……rifiutò diverse carriere che gli si offrivano, per non esporsi al conflitto con la condotta religiosa della vita. Assunse la carica di contabile nella Banca Romana, ma la lasciò dopo che nel 1888 aveva pubblicato lo scritto “Sul riordinamento delle Banche di emissione in Italia”, avendo constatato che nonostante i consensi ricevuti negli ambienti autorevoli, in quello della Banca la franchezza con la quale egli denunciava i mali aveva provocato una reazione di rigetto e di conservazione….L’intenso lavoro della Banca non gli impedì di svolgere una zelante attività nelle alte cariche della comunità”. (“Storia degli ebrei di Roma”, Abraham Berliner, Rusconi Editore,1992).
Sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia di lunedì 10 novembre 1879 n. 263 viene riportata la notizia “dell’annua distribuzione di premi, delle menzioni onorevoli e dei libretti della Cassa postale di risparmio ai bambini e alle bambine degli Asili infantili israelitici, che più si distinsero per studio e diligenza. A questa festa scolastica..asssisterono pure…il comm. Samuele Alatri. Il presidente Giacomo Alatri lesse un breve discorso nel quale…spiegò come negli Asili israelitici s’impartisca una educazione veramente materna e confacente alla tenera età delle centinaia di bambini e bambine che vi si accolgono. Il discorso del sig. Alatri fu vivamente appaludito. …Fu annunciato che si erano ricevute le seguenti offerte:…due medaglie d’argento (medaglie d’onore) dalla signorina Rosina Alatri, figlia del presidente”.
Sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia di lunedì 29 ottobre 1883 n. 254 viene riportata la notizia di una “FESTA SCOLASTICA” tenutasi presso il liceo Ennio Quirino Visconti, per “la premiazione dei bambini e delle bambine degli Asili infantili israelitici della nostra città. A quella bella e commovente festa intervennero: S. E. l’On. Baccelli, Ministro della Pubblica Istruzione, il Cav. Rito, consigliere delegato di Prefettura, il comm. Biagio Placidi, Assessore, che rappresentava il Sindaco, l’on. duca di Fiano, presidente della Società degli asili infantili,….il comm. Samule Alatri. Dopo un canto inaugurale che diè principio alla festa, il cav. Giacomo Alatri, benemerito e operoso presidente della filantropica Istituzione, lesse un forbito e succoso discorso, in cui accennò per sommi capi ai continui progressi fatti dagli Asili a cui egli sopraintende con tanta intelligenza e tanto amore, discorso che fu vivamente applaudito“.
Sul Numero 1 del 31 gennaio 1887 della Rivista della Beneficienza Pubblica e delle Istituzioni di Previdenza si informa che “gli Asili infantili israelitici di Roma, di cui è sempre presidente l’egregio cav. Giacomo Alatri, ci hanno inviato il loro rendiconto economico per l’anno 1885″.
Ebrei a Roma: Asili infantili dall’Unità alle leggi razziali, Giovanna Alatri, 2020.

LIONELLO ALATRI
Le persecuzioni derivate dalle leggi razziali hanno colpito duramente alcuni membri della famiglia Alatri. Lionello (Roma, 20 gennaio 1878-Auschwitz 1943), figlio di Marco Alatri e di Elvira Cave e nipote di Samuele, membro della Giunta dell’Unione delle Comunita’ Ebraiche Italiane e titolare della azienda tessile Jacopo Vito Alatri, fu costretto a dimettersi da amministratore unico (declassandosi a Direttore generale) e a rinunciare alla quota di maggioranza, in accordo coi due soci minoritari, i fornitori De Angeli Frua (Milano) e Lanificio Zopfi (Bergamo) in seguito alla promulgazione delle leggi razziali. Nel Bollettino dei protesti cambiari, dei fallimenti e del movimento delle ditte del 7 gennaio 1939 sono riportati i cambiamenti societari (69775 (31-III-1939) – I. V. Alatri S. A. – Vendita tessuti – Roma – V. degli Astalli, 19 – Riduzione del cap. soc. da L. 4.000.000 a L. 3.900.000, e sua reintegrazione a L. 4.000.000 – Modifiche Statuto sociale e denominazione sociale in Soc. An. Vestilia – Nomina cariche sociali: Pres. dott. Riva Riccardo; Dirett. Gener. Alatri Lionello, Vice Dirett. Alatri dott. Marco e Alatri dott. Renzo).
Il 16 ottobre 1943, con la moglie Evelina Chimichi e il suocero novantunenne Eugenio Haim Chimichi, Lionello fu prelevato dalla sua abitazione in via Piemonte 127 e condotto nel Collegio militare di Via della Lungara con gli oltre mille ebrei romani catturati quel giorno. Così scrive il Presidente della Comunità Israelitica di Roma Ugo Foà nella relazione scritta il 13 novembre 1943 a testimonianza del ricatto dell’oro dei nazisti e poi della deportazione del 16 ottobre 1943 “Uguale sorte toccò pure ad un’altra persona nota a tutto il mondo ebraico di Roma per la sua grande generosità ed il suo illuminato altruismo: il Gr. Uff. Lionello Alatri degno continuatore delle tradizioni del suo illustre casato” (Il ricatto dell’oro agli ebrei e poi la deportazione, Patria indipendente, 11 aprile 2010).
Il 18 ottobre furono caricati sui carri merci dalla stazione Tiburtina, destinazione Auschwitz-Birkenau (convoglio n. 02, ROMA Collegio Militare 18/10/1943) dove con tutta probabilità Eugenio Chimichi non arrivò mai.
Arrivati ad Auschwitz II-Birkenau il 23 ottobre 1943, Lionello e la moglie Evelina vennero riconosciuti inabili al lavoro e uccisi nella camera a gas.
Questo il testo della lettera di Lionello Alatri lasciata cadere dal vagone della tradotta ferroviaria per Auschwitz e raccolta da un ferroviere alla stazione di Roma Tiburtina. La lettera perverrà ai figli Renzo e Marco Alatri attraverso la segretaria del padre. A margine della lettera la richiesta “Per umanità chiunque trovi la presente è pregato impostare la presente”.

“18-10-43 Lunedì mattina. Partiamo per la Germania io, mia moglie, mio suocero e Annita avvertite nostro viaggiatore Mieli. Date ogni fine mese £ 600 alla mia portiera e £ 250 a Irma cui rimborserete anche gas e luce. Fate leggere la presente alla Sig.ra Ermelinda. Ignoro se la merce rimarrà requisita.Se potremo venderla ricordatevi che i pezzi del 1º Blocco devono essere venduti proporzionalmente alla merce tipo. Se potete fare il cambio alla Banca di Sicilia fatelo chiamando il sig. Riccardo. Partiamo con fortezza d’animo: certo la compagnia di mio suocero in quelle condizioni mi sgomenta. Fatevi forza come ce la facciamo noi. Un abbraccio a tutti Lione. Dite al Barone che Ettore e Elda e la sua cugina Lella è con noi. Dite a Riccardelli rappresentante che moglie e figli stanno bene con noi. Dite a Buccellato che Vito e Via Flavia sta bene con noi Avvertite Via Po 42 al portiere che l’Ingegnere sta bene con noi Avvertite portiere Via Villa Albani 12 sorella e cognata bene con noi. Avvertite portiere Via Vicenza 42 pellicciaia sta con noi. Avvertite portiere Via Po 162 Lello e Silvia bene con noi Avvertite portiere Corso Italia 106 Famiglia Di Veroli bene con noi Via Eleonora d’Arborea..[illeggibile] Raul bene con noi Via Sicilia 154 Clara bene”.

Il 26 gennaio 2021 è stato organizzata dall’Assessorato alla Cultura e all’Archivio Storico della Comunità ebraica di Roma la conferenza “Dopo Auschwitz – Il ritorno a casa dei sopravvissuti e l’elaborazione della memoria”, nel quale la storica Elisa Guida ha parlato insieme con il professor David Meghnagi della condizione dei sopravvissuti al termine della Seconda Guerra Mondiale e la loro difficoltà nell’elaborare l’immenso dolore subito in quegli oscuri anni.

Elenco degli Ebrei deportati strappati alla Comunità di Roma: Lionello Alatri

LE PIETRE DI INCIAMPO
Nell’ambito del progetto artistico promosso da Adachiara Zevi, “Memorie d’inciampo a Roma”, in ricordo di Lionello Alatri e di sua moglie Evelina Chimichi, il 13 gennaio 2011, in via Piemonte 127, a Roma, sul marciapiede antistante l’abitazione dalla quale furono prelevati il 16 ottobre del ’43, sono stati collocati due sampietrini dorati, le “pietre di inciampo” realizzate dall’artista tedesco Günter Demnig. Il 15 gennaio 2019, a via Panama 48, a Roma, è stato collocato un sampietrino dorato in memoria di Eugenio Elia Cimichi.

Nell’ambito della collaborazione tra il liceo Giulio Cesare di Roma e la Fondazione Museo della Shoah onlus, in accordo con l’Associazione ex Alunni sono state assegnate due borse di studio per il Concorso “Luciana ed Enrico Finzi”, un progetto educativo, dedicato alle scuole secondarie di primo e secondo grado di Roma Capitale e Città Metropolitana, nato per onorare la memoria di due giovani studenti, Luciana ed Enrico Finzi, vittime delle leggi razziste del 1938 e della deportazione durante il rastrellamento nazista del 16 ottobre 1943 a Roma. Espulsi dal Liceo Giulio Cesare, arrestati e deportati ad Auschwitz-Birkenau, furono assassinati il 23 ottobre 1943, quando si aprirono le porte dei treni. I premi della settima edizione 2017-18 erano destinati a due opere originali, l’una individuale e l’altra di gruppo, sui temi indicati nel bando di gara. La premiazione dei migliori lavori è avvenuta il 1° giugno 2018, in concomitanza con la premiazione del concorso di Composizione in prosa, ed è stata presieduta dalla dirigente scolastica Paola Senesi. La Fondazione Museo della Shoah era rappresentata dalla prof. Micaela Felicioni. Era presente anche il prof. Amedeo Osti Guerrazzi. Per l’Associazione ex Alunni era presente il presidente Giuseppe Massara. Per l’opera di gruppo è stato premiato il filmato “Le dolenti note”, della classe 1 C; per l’opera individuale è stato premiato il video “Come tutto ebbe inizio” di Beatrice Gregorini (5 E). Tra le opere anche il filmato “Pietre di inciampo e Finzi” nel quale viene ricordato Lionello Alatri e la sua famiglia.

 

VITTORIA ALATRI (13 Ottobre 1871-Auschwitz 27 Febbraio 1944) figlia di Marco Alatri e di Elvira Cave, sorella di Giacomo e di Lionello Alatri e moglie di Gino Sacuto, fu prelevata a Fiesole (Firenze) e deportata nel campo di sterminio di Auschwitz con il convoglio partito dal campo di prigionia di Fossoli (MO) (convoglio n. 08, FOSSOLI campo 22/02/1944). Non è sopravvissuta alla Shoah.
In Viale Lavagnini 41 a Firenze è stata posizionata una pietra d’inciampo dedicata a Vittoria Alatri. Pietre d’inciampo – Viale Spartaco Lavagnini 41-Qui abitava Alatri Vittoria

E’ opera di Vittoria Alatri il ritratto che raffigura la balia di Dino e di Arrigo Di Castro (figli di Anna Sacuto, sorella di Gino) e che la figlia di Arrigo, Claudia Di Castro, mi ha gentilmente segnalato.

RICCARDO SALVADORI
Nato a Firenze il 24 ottobre 1871 da Tito e Enrichetta Cini, si laureò in Ingegneria Civile nel 1895, per poi occuparsi, alla morte prematura del padre, delle attività commerciali della famiglia. Dopo aver lavorato all’Università come assistente del Prof. Mengarini, accettò un’offerta di impiego presso la Società Generale Italiana di telefoni ed Applicazione Elettriche. Partecipò alla fondazione della Associazione Elettrotecnica Italiana (1896) e della Società Italiana Brevetti (1909) e si dedicò alla studio dei fenomeni paranormali, fondando la Società Italiana di Metapsichica. Il 21 aprile 1906 sposò Ermelinda Alatri, ultimogenita dei 9 figli di Marco Alatri, sorella di mio nonno Giacomo e nipote di Samuele Alatri, da cui ebbe Mario e Giorgio: “Colta, raffinata e ottima padrona di casa, poliglotta, era famosa per i suoi pranzi, di cui annotava su un quaderno i partecipanti e che amva descrivere con dovizia di particolari”. Soggiornò a Genova dal 1910 come Ingegnere Capo del Comune e nel 1914 si trasferì a Madrid in qualità di Direttore generale della Compagnia Madrilena di Illuminazione e Riscaldamento con il Gas. Nel 1920, spinto da motivi familiari (il desiderio di Ermelinda di riunirsi alla sorella Rosinetta che aveva perso il figlio Alberto Esdra in guerra) rientrò in Italia e grazie alla collaborazione con Giuseppe Toeplitz, Amministratore Delegato della Banca Commerciale Italiana, svolse numerosi incarichi per risanare aziende poste sotto la tutela della Banca, tra cui la Società Jacob V. Alatri, gestita dal fratello di Ermelinda Lionello (deportato in Germania) e la Società Anglo-Italiana Gorgos di proprietà del cognato greco di Ermelinda Marco Costantinis. A seguito di dissapori con il Governo nel 1934 fu sollevato dalla maggior parte degli incarichi  e si dedicò successivamente solo ad attività culturali e di divulgazione scientifica fino alla sua scomparsa, avvenuta il 12 luglio 1954.
(tratto da “Riccardo Salvadori, Profilo di un uomo non comune” a cura di Paolo Salvadori, Perugia 24 ottobre 2006)
-Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia, Roma, Giovedì 7 settembre 1933, n. Anno XI, n. 208 “DECRETO MINISTERIALE 10 agosto 1933. Nomina del prof. ing. Riccardo Salvadori a membro del Consiglio di amministrazione Associazione nazionale per il controllo della combustione”.

MARIO GIORGIO SALVADORI
Albero genealogico, Foglio 6

 Figlio di Riccardo e di Ermelinda Alatri, nasce a Roma il 19 marzo 1907. Cattolico, ingegnere civile, appassionato di montagna, nel 1953 sposò Giuseppina Tagliacozzo, appartenente a una ricca famiglia ebrea di Roma. Con l’entrata in vigore delle leggi razziali nel 1938 lasciò l’Italia e si trasferì negli Stati Uniti dove insegnò alla Columbia University e esercitò la sua attività professionale. Risposato con Carol Bookman, nel 1987 fondò il Salvadori Educational center on the built environment, una fondazione no-profit che si proponeva di utilizzare la città come aula di studio per aiutare insegnanti e studenti a padroneggiare i concetti di matematica e scienze. Morì a New York il 25 giugno 1997.
Ha scritto “Addio alle Crode”, nel quale racconta le sue esperienze in montagna e le imprese come rocciatore nelle Dolomiti, dove trascorreva, a partire dal 1926, le vacanze estive con la famiglia.
Università di Roma – Fascicoli del personale – Fascicolo personale 2856 – Salvadori Mario

GIACOMO ALATRI e VALENTINA SEGRE
Mio nonno, Giacomo Alatri (29/01/1879-24/11/1942), figlio di Marco e di Elvira Cave e fratello di Lionello, ha sposato Valentina Segre (29/1/1890-06/10/1979 Roma), figlia del Comandante Giacomo Segre.
Sulla Gazzetta Ufficiale Regno d’Italia n. 47 del 26 febbraio 1910 appare l’avviso in cui si annuncia che “con atto 30 dicembre 1909 Giacomo Alatri fu Marco gerente della ditta Iacob. V. Alatri corrente in Roma ha dichiarato di rinunziare al mandato di rappresentenza conferito alla Ditta anzidetta da lui gerita con i seguenti atti……”.
Dal BOLLETTINO PROTESTI CAMBIARI – FALLIMENTI – MOVIMENTO DITTE: “62462 (16-XII-1938) Giacomo Alatri e Mario Nati (coll.)- Gestione agenzia generale dell’Istituto Nazionale del le Assicurazioni – Roma – V. Tritone, 142 – Messa in liquidazione della società con nomina a liquidatori del Gr. Uff. Giacomo Alatri e Gr. Uff. Mario Nati”.

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Giacomo e Valentina Alatri nella casa di via Paisiello, Roma

Giacomo Balla, ritratto di Valentina Segre
 

Giacomo Balla, Ritratto di Valentina Segre (1926)

 

 

 

 

GIACOMO SEGRE
Giacomo Segre (Saluzzo 07/03/1839-Chieri 09/10/1894), padre della nonna Valentina, comandante della 5° batteria del 9° Reggimento dei bersaglieri, in qualità di militare dell’esercito del Regno di Sardegna, “diede l’ordine di fare fuoco sul muro di cinta della città”, nei pressi di Porta Pia a Roma. Un’azione che diede il là all’atto famoso come “la breccia di Porta Pia”, come rammenta Paolo Alatri in “Ricordi e riflessioni sulla mia vita e la mia attività”.
Giacomo Segre sposò Annetta Segre dalla quale ebbe Roberto Segre, Amalia Segre Jona, Ulderico Davide Segre, Claudia Segre Calabi, Aurelio Segre, Ippolito Segre, Marcello Segre, Valentina Segre Alatri.
Il nipote, Paolo Alatri, così lo ricorda: «Il mio nonno materno, Giacomo Segre, militare di carriera, era capitano d’artiglieria quando il 20 settembre 1870 comandava la batteria che aprì la breccia di Porta Pia». Il giorno successivo all’attacco Giacomo Segre scrisse alla fidanzata: “Mia amatissima Annetta, ieri fu giornata abbastanza calda. Contro la mia aspettazione, le truppe pontificie fecero resistenza e si dovette coi cannoni aprire la breccia che poi fu presa d’assalto dalla fanteria e bersaglieri. La mia batteria prese parte all’azione e se ne levò con onore. Rimase morto un caporale, ferito gravemente il mio tenente che morì stamane. Povero bel giovanottino di ventiquattro anni! Feriti ugualmente altro caporale che forse non camperà fino a stasera, e più leggermente altri quattro cannonieri. Basta, Roma è nostra e domani andrò a visitarla. Io continuo a star bene e non ti so dire con quanta soddisfazione abbia ricevuto la tua ultima lettera. Dopo tanto tempo, l’ho letta e riletta, e la portavo addosso quando andai al combattimento, a cui si marcia allegramente ma con la recondita apprensione che si sa dove si va, ma non si sa se si avrà la fortuna di ritornarne. Fu un talismano che mi preguardò da quel nuvolo di palle che mi fischiavano d’attorno”.
Giacomo Segre è sepolto a Chieri (TO), suo paese natale, nel settore ebraico del cimitero, dove è ricordato solo dal 21 settembre del 2000, grazie a una targa apposta per iniziativa del Comune di Chieri, della Provincia di Torino e dell’Asociazione Nazionale dei Bersaglieri.

IL GIUDEO DELLA BRECCIA DI PORTA PIA, di Valter Vecellio (FB, 20 settembre 2018)
“A Porta Pia, non c’è nessuna lapide. Per trovarne una, si deve andare al cimitero di Chieri, in Piemonte, nella zona ebraica. Giacomo Segre era un capitano (1839 – 1894); quel giorno, aveva 31 anni: comandava la V batteria pesante del IX reggimento di artiglieria. Alle 5.20 del fatidico 20 settembre 1870, ordina d’aprire il fuoco contro Porta Pia. Subito dopo sparano anche la II e l’VIII batteria del VII reggimento, dirette dai capitani Buttafuochi e Malpassuti. I loro 888 colpi creano la breccia da cui i bersaglieri irrompono nella capitale dei papi, trasformandola in quella dell’Italia Unita.

Appena dieci giorni prima, racconta il conte Ponza di San Martino, latore dell’ultima lettera di re Vittorio Emanuele II a Pio IX Mastai Ferretti, questi aveva detto: «Non sono profeta né figlio di profeta; ma in realtà vi dico che non entrerete a Roma». Aveva anche scomunicato chi avesse ordinato d’assalire la città santa. Si sa: tutto invano. Anche la difesa delle 150 bocche da fuoco del papa, e dei suoi 10.915 uomini in armi: contrapposti ai circa 50 mila uomini del generale Raffaele Cadorna.
30 METRI
Segre spara per primo, una storia poco nota, proprio per la scomunica di Pio IX: a lui non interessava molto, perché era un ebreo. Come del resto interessava poco anche a Nino Bixio, noto «mangiapreti» attestato sul Gianicolo, a tre miglia da Porta San Pancrazio: e infatti apre pure lui il fuoco. Proprio nelle ore dell’assalto, Pio IX ricordava ai diplomatici dei 17 Paesi accreditati che «Bixio, all’epoca della Repubblica Romana, voleva affogare nel Tevere il papa e tutti i cardinali». Ma il primo colpo verso il tratto di mura tra Porta Pia e Porta Salara, dove verrà aperta una breccia di 30 metri attraverso cui passano i bersaglieri, è stato di un capitano ebreo: forse, proprio in quanto tale. Era il nonno materno dello storico Paolo Alatri, il quale ricordava: «In seguito, fece un po’ di carriera; divenne colonnello, ma non andò oltre, perché morì giovane». Aveva 55 anni.
GIORNATA CALDA
L’anno dopo Porta Pia, Segre sposa Annetta; nasceranno nove figli. Uno, Ippolito, cade sul Carso nella Prima guerra; un altro, Roberto (1872 – 1936) fa carriera: è con il Duca d’Aosta, Emanuele Filiberto, nella prima Guerra, poi libera Gorizia; quindi, dirige la missione italiana a Vienna, e ne seguono un oscuro processo e un arresto che gli troncano, pare ingiustamente, il «cursus honorum». Di Giacomo non si sa troppo: diventa direttore dell’Arsenale di Torino; una foto ce lo tramanda con una medaglia al petto, fiero, in divisa. Il 20 settembre era appostato a Villa Torlonia, il suo comandante era il maggiore Luigi Pelloux: dirigeva 12 cannoni di grande calibro; ne ottiene una medaglia d’argento, per la «splendida direzione data al fuoco della sua batteria». E l’indomani scrive alla fidanzata: «Ieri fu giornata abbastanza calda. Contro la mia aspettazione, le truppe pontificie fecero resistenza, e si dovette coi cannoni aprire la breccia che fu poi presa d’assalto dalla fanteria e bersaglieri.
La mia batteria prese parte all’azione e se ne levò con onore. Rimase morto un caporale, ferito gravemente il mio tenente, che morì stamane». Feriti pure «un altro caporale che forse non camperà fino a stasera e più leggermente altri quattro cannonieri. Roma è nostra, e domani andrò a visitarla. Fu un talismano che mi preguardò da quel nuvolo di palle che mi fischiavano d’attorno».
CHIERI
A Chieri gli ebrei sono scomparsi. Fino al 1931 era una delle più forti comunità del Piemonte: dal XV secolo. Nel 1724, i 73 abitanti ebrei, rinchiusi nel nuovo ghetto. Nel 1937, smantellata la sinagoga: gli arredi trasferiti nel tempietto sotterraneo di quella di Torino; ne resta solo lo scalone monumentale, a Palazzo Villa. Nel cimitero c’è una lapide con due cannoni incrociati ed il ricordo di Porta Pia; dal 2008, sul muro esterno, un’altra è dedicata a lui. Pochi lo ricordano; ogni 20 settembre, la Consulta torinese per la laicità delle istituzioni gli rende omaggio: anche stavolta. Di Giacomo, in tanti tacciono.
Il più autorevole testimone del 20 settembre era un ufficiale di 24 anni, già direttore de «L’Italia militare», che scriveva sulla «Nazione»: Edmondo De Amicis. Ma stava nelle retrovie: «Non ricordo che ora fosse quando ci fu annunziato che una larga breccia era stata aperta vicino a Porta Pia». Era totalmente diroccata; ne restava in piedi, intatta, dietro, soltanto un’immagine della Madonna. Era nata l’Italia unita: merito anche di questo ebreo, che non temeva la solenne scomunica papale”.

Il 20 settembre 2020 a Roma, nel giorno dell’anniversario della presa di Roma, è stata posta dall’Associazione Nazionale Artiglieri d’Italia una targa in memoria di Giacomo Segre in via Nomentana 133. La targa è stata posta nel punto da cui la batteria comandata da Segre fece partire i primi colpi la mattina del 20 settembre 1870.

Targa in memoria di Giacomo Segre, Giulio Cesare Paoletti, Carlo Corsi e Michele Plazzoli

“Lo stratagemma di Porta Pia: un Capitano ebreo aprì la breccia”, Il Messaggero, 19 settembre 2014.
“Porta Pia: la cannonata di capitan Segre che riscattò e illuse gli ebrei”, Riccardo Di Segni, 19 settembre 2020.
Porta Pia, una memoria riconquistata nel segno del Capitano Segre, Moked, 25 settembre 2020
E’ nostra, è nostra! Roma è nostra! La breccia è aperta!, a cura di Mara Minasi, Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina, 20 settembre 2021
Giacomo Segre, il Capitano di Porta Pia, Valter Vecellio, L’Opinione delle Libertà, 5 ottobre 2023

ROBERTO SEGRE (1872-1936)
Figlio del Colonnello Giacomo Segre e fratello della nonna Valentina, Roberto Segre seguì le orme del padre intraprendendo fin da giovanissimo la carriera militare e si segnala per i suoi studi che riguardano l’evoluzione tecnologica per l’arma di artiglieria e l’impiego di nuove armi come le mitragliatrici. Le sue proposte lo mettono in contrasto con il Ministero della guerra, che ha optato per altre scelte, cosi come le sue rimostranze legati ai metodi della promozione da lui attesa. Alla vigilia della guerra di Tripolitania nel 1911 viene assegnato all’Ufficio coloniale e parte per la Tripolitania e la Cirenaica. Partecipa alla prima Guerra mondiale e una volta firmato l’armistizio che impone all’Austria la cessazione delle operazioni militari, il 3 novembre 1918 viene nominato Capo della Missione disposta dal Comando supremo Italiano per la verifica delle clausole dell’Armistizio. La presenza di Segre a Vienna è poco gradita a molti dei governi dei nuovi Stati sorti con il tracollo dell’Impero e subisce gli attacchi della stampa antimilitarista e progressista, nonostante i numerosi successi ottenuti, come il recupero di molte opere d’arte trafugate. Una vicenda giudiziria lo travolge, subisce il carcere per poi essere assolto da ogni accusa. Ciò mette tuttavia fine alla sua carriera. Muore, malato, nel 1936, con un ulteriore oltraggio: la cancellazione dai ruoli a causa dei provvedimenti voluti dal regime con le leggi razziali del 1938.

IPPOLITO SEGRE (1886-1915)
Figlio di Giacomo e di Annetta Segre, fratello di Roberto e della nonna Valentina, prese parte alla prima guerra mondiale. Morì il 21 novembre a causa di una ferita d’arma da fuoco a Selletta di Oslavia (GO), città che fungeva da valico sulla cresta delle colline che uniscono il Podgora al Sabotino. Occupata dall’Esercito austro-ungarico subito dopo dell’entrata in guerra dell’Italia nel primo conflitto mondiale, Oslavia cadde nelle mani del Regio Esercito con la quarta battaglia dell’Isonzo.

MARCELLO SEGRE (1887-1979)
Figlio del colonnello Giacomo Segre, fratello minore di Roberto e della nonna Valentina, intraprende la carriera militare e partecipa alla Grande guerra durante la quale rimane ferito nel combattimento sul Monte Pasubio. Viene nominato Cavaliere dell’Ordine di Vittorio Veneto e promosso a Colonnello a titolo onorifico nel 1971.

DINO SEGRE (1893-1975)
Discendente di Salvador Segre (padre di Giacomo Segre e nonno della nonna Valentina), scrittore e giornalista, fu noto con lo pseudonimo di Pitigrilli.

LUCIANO ROBERTO ISRAEL JONA
Chieri, 24 marzo 1897-Torino, 11 febbraio 1979
Albero genealogico, Foglio 5
Figlio di Salvatore Jona e di Amalia Segre (figlia di Giacomo Segre e sorella di mia nonna Valentina Segre), appartenente ad una famiglia di imprenditori tessili della zona di Chieri, è stato un politico italiano. Sposato con Giuditta Artom, partecipò alla prima Guerra Mondiale come ufficiale degli alpini e nel 1920 si laureò in Economia e commercio. Lavorò come commercialista nello studio del dott. Vittorio Valletta per un breve periodo, fino a quando Valletta fu chiamato a dirigere la Fiat. Nel 1931 entrò all’Università di Torino, prima come libero docente di Tecnica bancaria, industriale e commerciale e poi come docente di Tecnica bancaria in successione a Giuseppe Broglia; nel dopoguerra ebbe la cattedra di scienza delle finanze. Nel 1938 fu incaricato dal podestà di Torino Ugo Sartirana di unificare le linee tranviarie intercomunali nella SATTI. Nella stessa società entrò poi nel consiglio di amministrazione, che dovette però lasciare per motivi razziali. Con l’avvento delle leggi razziali dovette infatti abbandonare gli incarichi pubblici e fu costretto a nascondersi fuori Torino.
Nel 1945 fu designato dal CLN a rappresentare il Partito Liberale Italiano. Dal 1945 al 1956 fu Assessore alle finanze della Provincia di Torino e per molti anni presiedette l’Istituto Bancario San Paolo di Torino. Ricoprì la carica di assessore provinciale, consigliere comunale e Sindaco di Torino facente funzione per quattro mesi tra il 1964 e il 1965. Svolse il ruolo di docente all’Università di Torino. La Facoltà di Economia e Commercio gli ha dedicato l’Aula Magna.
Luciano Jona, Testimonianza di Riccardo Formica, Incontro del 28 aprile 2004, Associazione tra i Consiglieri comunali già componenti il Consiglio comunale di Torino 1945 – 1980, Profili di Amministratori della città (pag. 98)
Luciano Jona, Scienzaevergogna
Luciano Jona, Fondazione 1563

Villa Jona Pino Torinese Torino Piemonte Antiche Immagini

DANIELE CALABI (1906-1964)
Albero genealogico, Foglio 5

Architetto, figlio di Claudia Segre, sorella della nonna Valentina e di Emilio Calabi. Dopo una intensa attività in Italia e in Franncia, le persecuzioni razziali lo portarono ad emigrare in Brasile. Rientrato in Italia insegnò a Padova e a Venezia.
Ricordando Daniele Calabi. Conversazione con Donatella Calabi
Mostra Daniele Calabi-Il piacere dell’onestà (30.05›14.10.2024, Università Iuav, Venezia)

MARCELLA REINACH
Albero genealogico, Foglio 5
Figlia di Ernesto Reinach, sposata con Marcello Segre, figlio di Giacomo Segre e fratello di mia nonna Valentina Segre.
“Quando udì alla radio che i tedeschi avevano occupato il Nord Italia, si decise a partire coi famigliari (così ricorda la figlia Luciana Farchy) attraverso il valico di Lanzo….. poterono raggiungere la salvezza grazie all’intervento di un socio della ditta paterna”.
La famiglia subì la confisca e il trasferimento all’ente liquidatore dei beni immobili (fabbricati e terreni) situati in Lanzo Intelvi (comune di Alta Valle Intelvi, prov. di Como) appartenenenti alla “ditta Reinach Marcella, Carla, Luisa, Antonietta di Ernesto, proprietari e Reinach Ernesto usufruttuario in parte, tutti di razza ebraica”. Fondo EGELI-Ente di gestione e liquidazione immobiliare, Pratiche nominative beni ebraici (Villa in Lanzo d’Intelvi, via Borza con annesse dipendenze, abitazione ad uso portineria e abitazione ad uso crotto, stalla e autorimesse; terreni in Lanzo d’Intelvi; arredi ed effetti personali presenti nella villa e nelle altre abitazioni).
Perseguitati perchè ebrei. La triste storia dei Reinach, Carlo Galante, Istituto di storia contemporanea “Pier Amato Perretta”

Villa Reinach Lanzo d’Intelvi

DAN SEGRE
Figlio di Paolo Segre (primogenito di Roberto e nipote di Giacomo Segre) Dan Segre prese parte alla Guerra dei Sei Giorni al Comando di una squadriglia di cacciabombardieri. Il 5 giugno 1967, primo giorno del conflitto, venne trucidato da contadini siriani, dopo che il suo aereo era stato abbattuto dall’aviazione siriana nel corso di un’operazione militare. Aveva 28 anni e le foto del suo cadavere, appeso ad una croce, apparvero sugli schermi della televisione siriana.
DAN SEGRE “Mio figlio crocifisso”, Il Resto del Carlino, 22 ottobre 1970
Era di origine piemontese il piolota di Israele crocifisso dai Siriani, La Stampa, 20 luglio 1967

ANDREA ALATRI

Mio padre, Andrea Alatri (Roma 22 marzo 1921-25 aprile 1972 Roma) è figlio di Giacomo e di Valentina Segre e fratello di Paolo e di Franca Scagliarini.
Avvocato civilista, è stato il socio fondatore, con Alberto Cortina, del primo studio legale della capitale che si è occupato di cinema, divenuto poi lo studio “Alatri, Cortina, Cau” che, nella metà degli anni ’50, divenne la sede delle grandi battaglie che il cinema italiano intraprese per l’abolizione della censura, il diritto d’autore, la tutela degli attori e dei lavoratori dello spettacolo.

 PAOLO ALATRI
Il fratello di mio padre, Paolo Alatri (Roma 27 febbraio1918-Roma 30 ottobre 1995), giornalista e professore universitario, ricoprì la carica di Segretario Generale dell’Associazione italiana per i rapporti culturali con l’Unione Sovietica (1961-1970), di Presidente dell’Associazione (1970-1980) e quella di deputato parlamentare dal 1963 al 1968.
“Giunse finalmente il passaporto, portato a Roma dal compagno Nunziante, con l’indicazione di passare da Chiasso. Scelsi di farmi aiutare da due amici di Pietro, Paolo Bufalini e Paolo Alatri…Io dovevo uscire presto, come se andassi a Ostia a passare la giornata festiva, trovare Paolo Alatri vicino al Tempio di Vesta, montare sulla sua Balilla e farmo condurre alla stazione di Orvieto….Paolo conduceva velocemente la sua piccola macchina per le strade tortuose e vuote di un mattino dorato dell’autunno romano…”(
Un’Isola, di Giorgio Amendola, 1980).
“Prima dell’otto settembre, il movimento antifascista nella scuola fu il più vitale e organizzato che esistesse a Roma. Le polemiche non attenuarono il legame comune che univa i diversi gruppi, spesso orientati in maniera completamente opposta, e il legame comune era la lotta contro il fascismo e contro la guerra. In quegli anni si ebbero manifestazioni clamorose all’interno dell’Università di Roma, ma frequentemente i giovani uscivano dalle aule e stabilivano contatti con gli operai, irradiando nella città una complessa rete di collegamenti clandestini. Fu da questa lotta che nacque il gruppo dirigente del Partito Comunista e fu da questo ambiente che il Partito d’Azione trasse i suoi più validi rappresentanti. A questi due partiti la scuola romana dette i migliori dei suoi figli ed appartenne a loro il maggior numero di caduti. Sarà utile ricordare qualche nome fra quegli studenti che, in anni diversi, contribuirono all’affermarsi di un movimento antifascista all’interno delle scuole e dell’Università di Roma: Mario Alicata, Pietro Amendola, Antonio Amendola, Paolo Alatri, Massimo Aloisi, Paolo Bufalini, Giacinto Cadorna, Vittorio Gabrieli, Antonio Giolitti, Pietro Ingrao, Lucio Lombardo Radice, Aldo Natoli, Giaime Pintor, Dario Puccini, Franco Rodano, Pier Luigi Sagona, Luigi Silvestri, Carlo Salinari, Paolo Solari, Bruno Sanguinetti, Antonello Trombadori, Ruggero Zangrandi, Tullio Vecchietti e Bruno Zevi”. (La Resistenza della Scuola romana, Giorgio Caputo).
Paolo Alatri-Parlamento Italiano, scheda biografica.
“Ricordi e riflessioni sulla mia vita e la mia attività”, Paolo Alatri, settembre 1995

IL VILLINO E LA PALAZZINA ALATRI
La famiglia di mio padre visse per un lungo periodo nel villino Alatri a Roma, in via Paisiello 38. Commissionato da Giacomo Alatri, il villino fu progettato dall’architetto Vittorio Ballio Morpurgo (Roma, 1890 – Roma, 1966) e venne interessato, nel  1948-49, da un intervento ad opera di Mario Ridolfi, Volfango Frankl e Mario Fiorentino che condusse alla realizzazione di una sopraelevazione moderna, che si contrappone decisamente all’edificio originario e per la quale il villino appare in diversi testi di architettura.

 

 

 

E’ sempre dell’architetto Vittorio Ballio Morpurgo il progetto della palazzina in via Domenico Chelini n. 10, ai Parioli, costruita da mio nonno Giacomo Alatri, dove sono nata.

Valentina Segre affacciata dal palazzo di via Domenico Chelini, Roma

ALFREDO PAPPALARDO
Mio nonno materno è Alfredo Pappalardo (Reggio Calabria 2/01/1900-16/11/1985 Roma), ingegnere, sposato con Laura Melloni (Pieve di Cento 1902-Roma 1989).  Terzogenito di una numerosa prole, seguì il padre in giro per l’Italia, per approdare a Bologna con l’incarico di Direttore del Laboratorio Pirotecnico, la fabbrica di esplosivi per le esercitazioni delle Forze Armate. Nel 1922 si laureò presso l’Università di Bologna in Ingegneria civile. Nel 1923 partecipò a una missione in Afghanistan, da cui tornò un anno dopo.
Nel 1926 ricevette il primo incarico dall’Opera Nazionale Combattenti presso la Direzione Lavori, partecipando alle opere che, sin dal 1921, l’ONC iniziò a realizzare per la bonifica delle paludi della Stornara (prov. Foggia) che si stendevano sul litorale jonico, a ponente di Taranto, verso la Basilicata lungo tutta la costa e di cui l’ONC ottenne la concessione del comprensorio, il maggiore in Puglia: “Teatro d’azione privilegiato dell’intervento idraulico e antimalarico dell’Opera furono le bonifiche della Terra d’Otranto, Stornara e San Cataldo, quelle della Campania, Licola e Varcaturo, Sanluri in Sardegna, Alberese nella Maremma toscana. In particolar modo il fronte fu Stornara, un vasto territorio posto tra la provincia di Matera e quella di Taranto, che interessava un perimetro di diciasettemila ettari di terreno”.
Stornara, settembre 1928. Nella foto: Prof. Jensen, Prof. Giacomo Peroni, Ing. Rinaldo Monicelli, Dott. Pietro Verdesca Zain, Umberto Cimildoro, Dante Stabile, Vincenzo Gianciotta, Ing. Alfredo Pappalardo, Alvaro Pacini, Geom. Riccardo Corabi, Antonino Cossucoli

Nel 1929, a seguito della concessione da parte del  Ministro per i Lavori Pubblici a concedere all’ente le opere di bonifica idraulico-forestali e stradali della valle dell’Adige, con l’obbligo di costruire anche borgate e centri rurali, oltre agli alloggi per gli operai (il comprensorio andava da Merano a Lavis) fu trasferito a Bolzano presso la Direzione Lavori dell’Alto Adige. Tra i suoi progetti quello della bonifica in destra d’Adige da Mezzocorona a Zambana, in provincia di Trento (15 agosto 1930 Giorgi Ferdinando, ingegnere; Pappalardo Alfredo, ingegnere).
Chiamato a Roma presso la sede centrale, nel 1931 gli venne affidato l’incarico di collaborare alle attività in Agro pontino “dove mia madre, e noi sorelle lo abbiamo seguito e dove abbiamo vissuto cambiando più volte sede a seconda degli incarichi che via via gli venivano affidati e soprattutto dove era disponibile una abitazione, cominciando da Cisterna, poi a Littoria, a Sabaudia, ad Aprilia e nuovamente a Littoria…” (così mia madre Giovanna Pappalardo Alatri racconta quegli anni nel libro “A mio padre”).
La bonifica dell’Agro Pontino ha rappresentato il culmine operativo e propagandistico dell’attività dell’Opera Nazionale Combattenti. Come Responsabile della Sezione Progetti dell’ente, all’interno della Direzione Lavori, a mio nonno furono affidati numerosi progetti elencati nell’Inventario a cura di Floriano Boccini e Erminia Ciccozzi.
Palazzo Municipale ONC-Pontinia

Nel 1934  gli venne affidato il Piano Regolatore di Pontinia, una delle città di “fondazione” insieme a Littoria (Latina), Pomezia, Aprilia e Sabaudia e, una volta scelto il luogo, il piano edilizio.
“Il Commissario Cencelli, dopo aver inviato l‘ing. Pappalardo a visitare i luoghi, il 6 agosto del 1934 gli spedisce una lettera “riservata personale” in cui lo invita a riferire solo a lui l’esito dei sopralluoghi e a tenere “la località qui indicata per ora segreta…. Il 20 settembre 1934, dopo lunghe e laboriose consultazioni e, sopratutto, dopo peculiari sopralluoghi, l’ubicazione dell’erigenda Pontinia venne decisa. L’incarico di provvedere alla redazione del Piano Regolatore veniva dato, tramitre gli Uffici dell’O.N.C. allo stesso ing. Pappalardo, che  scieglieva quale proprio collaboratore “artistico” l’arch. Oriolo Frezzotti” (Pontinia, Appunti, annotazioni e documenti di interesse e di storia locale, Claudio S. Gaelazzi).
“La fondazione di Littoria appartiene alla primissima fase dei lavori di bonifica e la città crebbe con il progressivo procedere dell’opera intrapresa dal regime nel territorio pontino. Fu inaugurata il 18 dicembre del 1932 e due anni dopo fu elevata a provincia. Per progettare questa “figlia della bonifica” il commissario dell’ente, Valentino Orsolini Cancelli si rivolse ad Alberto Calza Bini, segretario del sindacato nazionale fascista degli architetti, il quale gli segnalò l’architetto Oriolo Frezzotti. Nella stesura del progetto l’architetto, responsabile artistico, fu coadiuvato dall’ingegnere Caio Savoia, direttore tecnico. Ugualmente per Pontinia alla progettazione provvidero gli uffici dell’Opera con i lavori di Oriolo Frezzotti e dell’ingegnere Alfredo Pappalardo. La città doveva risultare meno importante di Littoria, ma come questa rappresentava “la vittoria dell’Italia fascista sulla mortifera palude” e con queste parole fu inaugurata il 18 dicembre del 1935″.
Nella Relazione Generale mio nonno scriveva: “E’ ispirato alla massima semplicità e comodità di traffico. Per accedere al Centro dalla via Appia si è approfittato della mezza Migliara 47 e della Migliara 48 dalle quali, appena traversati i rispettivi ponti sul Diversivo, partono due strade diagonali che conducono alla strada principale di Pontinia. Per accedere a Pontinia da Sabaudia e da Littoria sono previste altre due strade diagonali di minore importanza”. Quanto ai fabbricati “I progetti tutti sono stati studiati con la collaborazione artistica dell’Architetto Oriolo Frezzotti. L’architettura dei singoli fabbricati è ispirata alla ruralità dell’ambiente, facendo predominare il motivo che giuoca sul contrasto del paramento a cortina di mattoni con varie tinte su intonaco e limitatissimi rivestimenti in travertino o finto travertino”.
Gli fu poi affidata la Direzione Lavori per la costruzione di Aprilia e partecipò a numerosi progetti sempre nell’ambito della bonifica del territorio pontinio, tra i quali quelli riguardanti la bonifica e la trasformazione fondiaria di Borgo Vodice, la strada lungomare Littoria-Torre Paola, la casa del fascio per le poste di Borgo Ermada (insieme all’Architetto Luigi Piccinato), la sistemazione di strade e canali, la realizzazione delle case del fascio per Borgo Piave, Borgo Isonzo, Borgo Sabotino, Borgo Carso, la costruzione di fabbricati rurali.
“La nostra è stata in un certo senso una vita di colonia, che a me ragazzina non dispiaceva, ma che per gli adulti non era facile: isolati dal resto del paese, collocati in una realtà fatta di grandi fatiche e di rischi (la malaria imperversava e le difese, allora, erano insufficienti), a contatto con la miseria dei coloni e degli operai ingaggiati nelle opere di bonifica che cercavano di riscattarsi attraverso il lavoro” (“A mio padre”, Giovanna Pappalardo Alatri).
Nota: “le Migliare (tracciato delle strade, tutte perpendicolari alla Via Appia) segnano la misura del miglio e del mezzo miglio dell’Appia stessa. Perciò, la Migliara 44 sbocca sull’Appia al 44esimo miglio, la Migliara 44 e 1/2 corrisponde al miglio 44,5, e così via. Il tracciato delle vie Migliare dovrebbe ricalcare quello delle antiche fosse miliarie, canali di scolo che, durante le operazioni di bonifica iniziate da Pio VII, vennero realizzati per evitare allagamenti della Via Appia” (Toponomastica latinese, a cura di Eros Andreoli).

Nel Museo della Medaglia, della Grafica Incisa e della Fotografia “M. Valeriani” è conservato il fondo donato da mia madre al Comune di Latina, costituito da 99 immagini che illustrano i momenti più rilevanti di quell’esperienza. Le fotografie, che raccontano l’arrivo a Littoria di personaggi illustri, la realizzazione delle opere di bonfica e di costruzione degli edifici, sono pubblicate nel “Repertorio fotografico” edito dal Comune di Latina, Servizio Pinacoteca e Musei, 2004.

Borgo Vodice-il serbatoio

Nel 2015, in occasione dell’80° anniversario dell’inaugurazione di Borgo Vodice (nel Comune di Sabaudia), la cui realizzazione iniziò nel 1934 secondo il piano dell’Ing. Alfredo Pappalardo in collaborazione con il gruppo dell’architetto Luigi Piccinato, è stata intitolata una piazza alla memoria di mio nonno.
“L’area su cui sorge Borgo Vodice è quella compresa tra Lestra Molina delle Capre e Lestra Fontana d’Alma dove ristagnavano le acque che non trovavano letto nel Fosso di Campolungo e nel Fosso di Campofaiano. I primi coloni o appoderati giunsero tra il mese di ottobre e quello di novembre del 1934, mese dedicato a Cristo Re e dal quale, verosimilmente, prende nome la Chiesa e l’intera Parrocchia. Il nome ricorda il Monte Vodice (652 m), altura simbolo della Grande Guerra situata a nord-est di Gorizia in territorio sloveno” (“Borgo Vodice: storia, personaggi ed epoche” di Luciano Colantone edito da Artegraf, 2011).
Percorso urbanistico razionalista: Borgo Vodice
Cfr. Archivio centrale dello Stato, Opera nazionale per i Combattenti, Progetti, Inventario a cura di Floriano Boccini e Erminia Ciccozzi, Ministero per i Beni e le Attività culturali, Direzione Generale per gli Archivi, 2007

Mia madre Giovanna Pappalardo (Rimini, 7 agosto 1931) ha lavorato alla RAI. Laureatasi in pedagogia, è stata docente montessoriana e collaboratrice del Museo Storico della Didattica “Mauro Laeng” dell’Università degli Studi ROMA TRE (ora Museo della Scuola e dell’Educazione “Mauro Laeng”).
Ricordando gli anni trascorsi a Latina, si è appassionata all’esperienza dell’alfabetizzazione. Dalle sue ricerche è nato il libro “Dal chinino all’alfabeto” (Fratelli Paolombi Editori) che ripercorre l’impegno, nei primi decenni del Novecento, ad opera di istituzioni e privati, tra i quali medici, letterati e artitisti come Alessandro Marcucci, Sibilla Aleramo, Duilio Cambellotti, Giovanni Cena, Angelo Celli, Anna Fraentzel Celli, per promuovere l’istruzione e combattere la malaria nei paesi dell’Agro romano.
Dopo la sua esperienza come maestra nelle scuole Montessori ha pubblicato una serie di libri legati alla figura di questa grande e innovativa educatrice.
Tra le sue pubblicazioni:
-Ebrei a Roma Asili infantili dall’Unità alle Leggi Razziali, Fefè Editore
–Una vita per educare, tra arte e socialità, Alessandro Marcucci (1876-1968), Edizioni UNICOPLI
–Gli asili di infanzia a Roma tra otto e novecento, Edizioni UNICOPLI
–Maria Montessori, In viaggio verso l’America, Fefè Editore
–Il mondo al femminile di Maria Montessori, Fefè Editore
–Brodo di rose e sole, Fefè Editore

Al ramo materno appartiene Mario Melloni (San Giorgio di Piano 1902-Milano 1989), cugino di mia nonna materna Laura Melloni. Giornalista, deputato, direttore di Paese Sera dal 1956 al 1963, scrisse sulla prima pagina de l’Unità, dal 1967 al 1982, i famosi corsivi firmati Fortebraccio.
60 anni di giornalismo_Cesare Lanza, LaVerità, 4 gennaio 2017-2-parte

La sorella di mia madre, Luisa Pappalardo (Bologna 10 agosto 1929 – Roma 15 gennaio 2023), giornalista de L’Unità, ha sposato Carlo Melograni (Roma 11 gennaio 1924 – Roma 1 novembre 2021) architetto, già Preside della Facoltà di Architettura dell’Università Roma Tre. Allo zio Carlo è stato dedicato un francobollo in occasione del centenario della sua nascita.

Carlo Melograni, una città «a misura umana»
Cosa può insegnare la vita di Carlo Melograni ai sindaci del futuro

Fratello dello zio Carlo è lo storico Piero Melograni (15 novembre 1930-27 settembre 2012).
“Melograni, che non volle essere “fiore all’occhiello”, Federico Orlando, Europa, (1)/(2), 28 settembre 2012
“Melograni, la storia come libertà”, Giovanni Belardelli, Corriere della Sera, 28 settembre 2012.

Bibliografia Samuele Alatri
-“Cenni biografici di Samuele Alatri scritti da suo figlio Marco”, 18 gennaio 1890
-“L’emancipazione degli Ebrei nella vita nazionale italiana, con particolare riferimento alla figura di Samuele Alatri”, tesi di laurea di Amedeo Tagliacozzo, da “La Rassegna Mensile di Israel”, n. 39, 1973
–Samuele Alatri, Storia degli Ebrei di Roma, Abraham Berliner, Rusconi Editore,1992
–Samuele Alatri-Repubblica romana e comunità ebraica, Cinzia Dal Maso, 11 Gennaio 2012
-Gazzetta Ufficiale Regno d’Italia n. 47, 26 febbraio 1910
-“Alatri, Samuele”, voce a cura di Alberto Caracciolo, Dizionario Biografico degli Italiani-Volume 1, 1960
-“Samuele Alatri–Una storia attuale”, La Cristalleria, 2008
-“Samuele Alatri”, Camera dei Deputati, Portale storico
-“Samuele Alatri figura dominante nell’Ebraismo romano del secolo scorso”, Amedeo Tagliacozzo, La Rassegna Mensile di Israel, terza serie, Vol. 39, No. 5, Maggio 1973, pp. 278-296
-Nel centenario della morte di Samuele Alatri “Una vita al servizio della comunità di Roma”, Amedeo Spagnoletto
–“Una piazza per Samuele Alatri”, Daniele Ascarelli, 18 dicembre 2009, Moked-il Portale dell’Ebraismo Italiano
–Samuele Alatri, l’ebreo che si oppose alla rimozione del crocifisso, -Archivio di Gabinetto della Prefettura di Roma (1871-1920): “18.42. Alatri comm. Samuele” (Onoreficienze, Busta 338, pag 421)
–
Gli eroi del Risorgimento romano, Speciale Risorgimento, Repubblica romana e comunità ebraica-Samuele Alatri, Specchio romano.it
–Alatri Samuel, Jewish Encyclopedia
–I Parlamentari romani nel primo decennio unitario, Vincenzo G. Pacifici, Archivio della Società Romana di Storia Patria, Vol. 134 (Roma, nella sede della Società alla Biblioteca Valliceliana, 2011)
-L’Università Israelitica di Roma e Rav Moshè Israel Hazan. Un rapporto difficile (1847-1853), Giancarlo Spizzichino, 2023

Bibliografia/Documentazione
-Provvedimenti a favore degli ebrei (Demarco D., “Pio IX e la rivoluzione romana del 1848. Saggio di storia economica e sociale”, Modena, 1947)
-Judei de Urbe. Roma e i suoi ebrei: una storia secolare, Atti del convegno, Archivio di Stato di Roma, 7-9 novembre 2005, a cura di Marina Caffiero e Anna Esposito
-“XX settembre–Gli Ebrei di Roma dal Ghetto all’Emancipazione”, Anna Foa, 21 settembre 2010, Moked-il Portale dell’Ebraismo Italiano
-“Gli effetti delle leggi razziali sulle attivita’ economiche degli ebrei nella citta’ di Roma-Le società anonime e le attività economiche degli ebrei a Roma (1938 – 1943)”, Alessandra Camerano, Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura Roma – Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, 2004
-“XX settembre-Il capitano ebreo che aprì la strada”, Gadi Polacco, Moked-il Portale dell’Ebraismo Italiano, 20 settembre 2010
-“Gli Artiglieri a Porta Pia”, Vero Fazio, Associazione Nazionale Bersaglieri
-Il generale Roberto Segre “Come una granata spezzata nel tempo”, Antonino Zarcone, Roma, Stato Maggiore dell’Esercito – Ufficio storico, 2004
-“Il seguito della storia Giacomo e Roberto Segre tra Breccia di Porta Pia e Grande Guerra”, Vero Fazio, Salomone Belforte Sas di Ettore Guastalla, 2021
-“Il Generale Roberto Segre, Stella d’Italia e di Davide”, Aldo A. Mola, Il Giornale del Piemonte, 4 maggio 2014
-“Storia degli ebrei in Roma” (Parte Terza), Giacomo Blustein, 1921
-“Storia degli ebrei di Roma”, Abraham Berliner, Rusconi, 1992
-“Conversazione con Paolo Alatri”, Estratto da “L’Italia contemporanea”-Studi in onore di Paolo Alatri-II, Eugenio Di Rienzo, Edizioni Scientifiche Italiane, 1990
-Ebrei e Sinagoghe, Storti Edizioni, 1995
-Gli Ebrei e il Lazio, Archivi e Cultura, Rivista fondata da Antonino Lombardo, 2008
-“Ditta Iacob V. Alatri”, Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia, Foglio delle Inserzioni n. 47, 26 febbraio 1910
– “Le Società Anonime e le attività economiche degli ebrei a Roma (1938-1943)”
-Villino Alatri
-Ricordi e riflessioni sulla mia vita e la mia attività, Paolo Alatri, 1995
-Elvio Giuditta_Araldica ebraica in Italia
-Il Municipio della terza Roma/Elenco nominativo dei Consiglieri comunali 1870-1891
-Fondazione CDEC-Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea “I nomi della Shoah”
–Pubblicazioni degli Archivi di Stato, Strumenti CLXXIV, Archivio Centrale dello Stato, Opera nazionale per i Combattenti, Progetti, Inventario a cura di Floriano Boccini e Erminia Ciccozzi, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Direzione Generale per gli Archivi, 2007 
-Repertorio Fotografico, Fondo conservato nel Museo della Medaglia, della Grafica Incisa, della Fotografia “M. Valeriani”, Comune di Latina, Servizio Pinacoteca e Musei, 2004
-Enti e lotta antimalarica: L’Opera Nazionale dei Combattenti, l’Istituto di Malariologia Ettore Marchiafava, L’Istituto Interprovinciale Antimalarico per le Venezie, MEDICINA NEI SECOLI, Arte e Scienza. 10/3 (1998), 413-432, Journal of Histor of Medicine, Floriano Boccini, Erminia Ciccozzi, Archivio Centrale dello Stato, Roma, I
-Conversazioni pontine: Claudio Gaelazzi, 21 novembre 2020 https://ecomuseoagropontino.org/2020/11/21/conversazioni-pontine-claudio-galeazzi/
-Il ricatto dell’oro agli ebrei e poi la deportazione, Ugo Foà, Patria indipendente, 11 aprile 2010
-“Fondo Questura di Roma – Ebrei (1938-1945), Inventario analitico”, Facoltà di Lettere e Filosofia, Corso di Laurea Magistrale in Archivistica e Biblioteconomia, Cattedra di Temi e Problemi di Archivistica, Candidata, Elisabetta Montanini, matricola 1157838, A.A.2013-2014
-Carlo Melograni, Architetture nell’Italia della ricostruzione, “Abitare confinati in un pastiche“, Maurizio Giufrè, il Manifesto, 8 aprile 2016
–“L’ennesima infamia dei nazisti a Roma in un raro documento-Il ricatto dell’oro agli ebrei e poi la deportazione”, Patria Indipendente, 11 aprile 2010
–Antiche Ditte livornesi, Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno, 19 gennaio 1975
-Consiglio Provinciale delle Corporazioni di Roma,  Anno XI, 7 Gennaio 1939-XVII, N. 1, Bollettino dei protesti cambiari dei fallimenti e del movimento delle ditte (R. Biblioteca Nazionale di Roma, Atti Ufficiali 2 10)
–Note su Moise Itzhak Di Capua. «Dio, Vittorio, l’Italia invocando», Celeste Piperno Pavoncello, Giovanna Grenga Kuck, La Rassegna mensile di Israel, Vol. 87, N. 3 – Ottobre-Dicembre 2021 – Tishrì-Tevet 5782-Rivista dell’Unione delle Comunità ebraiche Italiane
-Salvatore Foa, Gli ebrei nel Risorgimento italiano, Roma, Beniamino Carucci
editore 1978, p. 76

 Rassegna stampa

“Giovanna Cau, paladina del cinema”, Corriere della Sera, 14 marzo 2013
“Giovanna Cau, gli amici di una vita per i suoi 90 anni”, Corriere della Sera, 11 marzo 2013
“Quando Marcello portava la gazzosa”, I
ntervista a Giovanna Cau, Fatto Quotidiano, 3 agosto 2014
“Quando Mastroianni riceveva i clienti dello studio di Giovanna Cau“
, Gianni Minà, VIVAVERDI, n. 2 Anno 2007  

Aggiornamento 27 gennaio 2026

 

4 pensieri su “Storie di famiglia”

  1. Che meraviglia Fede , tutti i nostri ricordi….la capannina dove passavamo le nostre giornate……. e poi poffarbacco ………non mi sono mai resa conto di essere accolta in una famiglia così importante
    un bacio grande
    Anto

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