La memoria per ricordare di essere sopravvissuti. La memoria per non dimenticare di essere morti
La mia famiglia è composta da mio figlio Andrea Mieli, figlio di Paolo, da mia madre Giovanna, da mia sorella Francesca, dai miei fratelli Roberto e Giacomo (con i rispettivi mariti e le rispettive mogli), dai miei nipoti Matteo Monicelli, Nina e Viola Alatri, Sofia e Federico Mieli.
Mio padre, Andrea Alatri, era di origine ebraica, proveniente da una “Famiglia romana di rito Mi.Rom (*) il cui stemma si ispira a quello della città di Alatri nel Lazio. Famiglia di banchieri e letterati”.
(*)”Minhag B’nei Romì”, “rito dei figli di Roma”, il rito ebraico romano che non è askenazita o sefardita ma risale all’epoca dell’antica Roma (da Araldica Ebraica in Italia, Elvio Giuditta).
Storie degli ebrei di Roma
La famiglia Alatri (di Paolo Salvadori)
Stemma famiglia Alatri (Araldica Ebraica in Italia, Elvio Giuditta: “Stemmi esistenti nell’antico cimitero ebraico di Padova, Parte III”)
Stemma famiglia Alatri (Araldica Ebraica in Italia, Elvio Giuditta: “Gli ebrei a Roma e nel Lazio, Parte IV”)
Fonte: Società Italiana di Studi Araldici
Albero genealogico
Di seguito è riportato l’albero genealogico delle famiglie dei miei nonni paterni (Alatri e Segre) e di quelle unite a loro da legami di parentela (famiglie Salvadori, Jona, Calabi,…).
–Albero genealogico Alatri-foglio 01-agg 14-01-2026
-Albero genealogico Alatri-foglio 1-agg 23-01-2026
-Albero genealogico Alatri-foglio 2-agg 23-01-2026
–Albero genealogico-foglio 3
–Albero genealogico-foglio 4
–Albero genealogico-foglio 5
–Albero genealogico-foglio 6
–Albero genealogico-foglio 7
–Albero genealogico-foglio 8
Tombe della famiglia Alatri al cimitero del Verano
Il Cimitero Monumentale del Verano ospita reparti israelitici dal 1895 (VISIT JEWISH ITALY) (Settore XIII). Nel reparto israelitico vi si trovano anche le tombe di alcuni componenti della famiglia Alatri corredate da iscrizioni.
–Angelo di Asdr. Alatri chiamato da Dio fra i suoi eletti il 24 TAMMUZ 5627 a trent’anni.
-Qui è sepolto Angelo Isacco Alatri passato agli eterni riposi la sera del III Novembre MDCCCXXXIII di anni LXXI la famiglia dolente Q.M.P (Questa Memoria Pose).
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-Donna Rignani nata Alatri di anni 48 da lungo morbo consunta qui sepolta dal marito e dai figli il 16 TAMUZ 5623 OC (N.B. calendario gregoriano) 3 luglio 1863 sua madre Allegra Alatri nata Modigliani affranta da malori ottuagenaria cieca spirò il 20 TEVET 5624 OC 30 dicembre 1863 chiamando con ansia assidua la figlia della quale carità di congiunti tacque sempre l’amara perdita e le fu dai pietosi figli deposta a fianco in questa tomba. Le anime elette sorelle di virtù in terra lo sono di premio in cielo.
–Giacomo di Angelo Alatri di anni 40 fu qui sepolto dai desolati figli il 2 dicembre 1878.
-Qui presso il fratellino e l’ava paterna fu sepolto di anni 6 mesi 2 Samuele Alatri vago fanciullo per aperto ingegno ed indole soave già delizia e speranza degli afflitti genitori dell’omonimo nonno e di tutti i congiunti. Nacque il 22 agosto 1873 e morì il 7 novembre 1879.
-Samuele Alatri onore e lume della comunità israelitica di Roma adoprò per dodici lustri volontà e ingegno a difesa e governo dei fratelli di fede rivendicata Roma a libertà fu delle giunte che ne portò il plebiscito a Vittorio Emanuele II assessore nel patrio municipio Consigliere della provincia deputato al Parlamento nazionale rifulse per integrità e saviezza ebbe in vita l’affetto in morte il compianto dell’intera città. I figli addolorati Q.M.P.. Nato il 30 marzo 1805 morto il 20 maggio 1889.
-A Rosa Alatri pia caritatevole modesta moglie e madre esemplare uccisa repentinamente dal dolore per la morte del nepotino Lionello il XXVIII ELUL Y DCXXX VI settembre MDCCCLXXVII il marito ed i figli memori di sue virtù con lagrime PP.
–Lionello Alatri bambino di XXIII mesi che in mezzo ai suoi infantili trastulli trovava subita morte il XXVIII ELUL V DCXXXVII (VI settembre MDCCCLXXVII) i genitori pel miserando caso desolatissimi P.P.
–Giacomo Alatri colto operoso benefico la virtù di Samuele suo padre prese ad esempio ogni energia dell’animo eletto sapientemente spesi per l’educazione dell’infanzia povera nato in Roma il 30 maggio 1831 morì il giorno 8 marzo 1889 lasciando di sé immenso desiderio. Al diletto congiunto innanzitempo rapito la famiglia lacrimando pose.
Il Museo Ebraico di Roma, inaugurato con un nuovo allestimento nel 2005, custodisce numerosi oggetti appartenenenti alla famiglia Alatri. Tra questi un “addobbamento” che decorava i Sefer Torà (composto di vari oggetti donati da Moshè, Marco e Samuele Alatri), un ritratto di Samuele Alatri dipinto dalla nipote Rosa (1883), un busto di Samuele Alatri realizzato dallo scultore Giuseppe Guastalla (1890), una Chiave per l’Aron donata da Samuele Alatri alla Scola Nuova.
“Abbiamo notizia delle famiglie legate alla Scola Nuova tramite i registri del Museo Ebraico di Roma. In particolare l’inventario del 1905, stilato un anno dopo l’inaugurazione del Tempio Maggiore, che sostituì le Cinque Scole, elenca gli “Arredi sacri di proprietà dell’Università Israelitica di Roma esistenti nella Guardaroba del Nuovo Tempio, e che per maggiore chiarezza vengono classificati Scuola per Scuola: nella Scola Nuova risultano oggetti donati dalla Famiglia Alatri; Aron Alatri; Alatri Astrugo; Alatri Mosè; Alatri Samuele“. “Alcune grandi casate legate alla Scola Nuova, come i Di Segni, mantennero le loro fortune anche nel Settecento. Altre, come i Toscano, non ressero alla chiusura dei banchi di prestito nel 1682 e, nel ruolo di committenti della Scola Nuova, subentrarono altre famiglie tra le quali spiccano gli Alatri e i Baraffael”. “Arte ebraica a Roma e nel Lazio: committenti e doni alla Scuola Nuova alla fine del Cinquecento e nel primo Seicento”, Gli Ebrei e il Lazio, Rivista Archivi e Cultura, 2007, Daniela Di Castro.

Jacob, Samuele, Giacomo, Lionello Alatri
Nel 2013 al Museo Ebraico di Roma, per l’iniziativa “Museo di Famiglia” (con la quale il Museo vuole offrire l’opportunità di vedere oggetti, tessuti, arredi sacri, quadri, testi, pubblicazioni, documenti e altro, normalmente non visibili pubblicamente) sono state esposte le donazioni della Famiglia Alatri alle Cinque Scole nel corso dei Secoli XVII e XVIII.
-L’Addobbamento ALATRI, Museo di famiglia-donazioni (1)
-Donazioni della Famiglia ALATRI alle “CINQUE SCOLE” (dal sec. XVII al XIX), Museo di famiglia-donazioni (2)
“Museo ebraico-Le donazioni della famiglia Alatri”, Corriere della Sera,10 luglio 2013
Corona di Francesco I Teoli (**) (1719-1720): dono di Moshè Alatri a Scola Nova nel 1724-1725
(**) Teoli Francesco I (1658/1729) argentiere romano
Italiani di razza ebraica
A ottanta anni dalla promulgazione delle Leggi razziste nel Museo Ebraico di Roma è stata allestita la mostra “Italiani di razza ebraica: le Leggi antisemite del 1938 e gli ebrei di Roma” a cura di Lia Toaff e Yael Calò (14 settembre 2018-3 febbraio 2019).
La Mostra racconta, attraverso documenti originali della collezione del Museo e dati in prestito dalle tante famiglie colpite dai provvedimenti discriminatori, le vicende, le umiliazioni, le restrizioni e le persecuzioni fisiche subite, lungo un percorso storico che parte dal periodo dell’Emancipazione degli ebrei che entrano a far parte della vita politica e sociale del Regno d’Italia, passando per gli anni delle Leggi antiebraiche e per terminare con il periodo di occupazione, clandestinità e deportazione. Tra i documenti esposti anche quelli della famiglia Alatri.
Catalogo mostra ITALIANI DI RAZZA EBRAICA 2018-2019

KETUBBOT ALATRI, 1820
Presso il JTSA-Jewish Theological Seminary of America a New York sono custodite le tre ketubah (ebraico: כְּתוּבָּה – “documento”, plur. ketubot, ossia l’accordo nuziale ebraico) che Luigi Del Monte, discendente di Crescenzo Del Monte e di Sara Alatri, mi ha gentilmente segnalato.
LA PARTECIPAZIONE ALLE BATTAGLIE RISORGIMENTALI
Nel 1869 l’esercito italiano aveva 87 ufficiali (su 14.108) e più di 300 soldati israeliti (su 170.000) che, proporzionalmente, rappresenteva un contingente straordinario essendo 30.00 gli ebrei in Italia su 25 milioni di abitanti.
Molti di questi militavano tra le truppe del generale Cadorna che entrarono per la breccia di Porta Pia: tra questi Giacomo Segre che diede l’ordine di far fuoco sul muro di cinta di Roma.
E Roma volle salutare l’alba dei nuovi tempi chiamando due ebrei, David Piperno e Samuele Alatri nel Consiglio Comunale.
SABBATO EMANUELE ALATRI
Membro laico del Concistoro (1 agosto 1811) Sabbato Emanuele Alatri viene ricordato nel registro protocollare (1802) nell’episodio di Sabbato Mosè Della Rocca, un bambino ebreo che, uscito dal Ghetto, venne imprigionato e condotto nella casa dei Catecumeni. Insieme a Vitale da Tivoli e a Achia Piazza, Sabbato Alatri si rivolse al “caponotaro dell’illustrissimo vicario” per la restituzione del bambino alla sua famiglia. Grazie “alla instancabile vigilanza dei suddetti signori “ il bambino potè tornare al Ghetto (“Storia degli ebrei di Roma”, Abraham Berliner, Rusconi Editore,1992).
“Alatri, Sabato Emanuele: nato a Roma nel 1766 da Samuele Tranquillo, coniugato con prole, domiciliato in ghetto in via della Fiumara n. 52, mercante, possidente, finanziatore dei francesi dall’epoca della Repubblica giacobina, membro laico del Concistoro degli israeliti dei dipartimenti di Roma e del Trasimeno; trasferitosi a Livorno durante il pontificato di Leone XII”. (Judei de Urbe. Roma e i suoi ebrei: una storia secolare, Atti del Convegno, Archivio di Stato di Roma, 7-9 novembre 2005, a cura di Marina Caffiero e Anna Esposito).
“All’interno di questo gruppo occorre, poi, distinguere fra coloro che impiegarono piccole cifre – di poche centinaia di scudi come Leone Di Capua, Salomone Davide Di Castro, Mosè Raffaele Isaia Di Castro, !sacco Di Cave, Graziadio Di Nepi, Pellegrino Di Porto, Pellegrino Miele, Lazzaro e Mariano Modigliani, i fratelli Sestieri e Samuele Uzielli o ad
dirittura al di sotto dei 1 00 scudi come i fratelli Corcos, Bellafìora Del Monte Piazza vedova Bises, Pace De Rossi, Isaia Fiano per riscattare la casa di abitazione e/o la propria bottega in ghetto, o per recuperare un credito-e coloro che, invece, poterono permettersi di immobilizzare capitali cospicui – superiori al migliaio di scudi, come la famiglia Baraffaele, Isacco Della Rocca, Vitale Di Tivoli, Salomone Fiano, Mosè Raffaele Milano, i fratelli Moro, Abramo Piperno, Tranquillo Trionfo e Asdrugo Volterra, o addirittura alle decine di migliaia di scudi come Sabato Emanuele Alatri e i fratelli Sabato Vita e Angelo Vita Modigliani – a scopo di investimento. Volendo approfondire, ulteriormente, l’analisi, si possono esaminare nel dettaglio i tratti socio-economici degli investitori. La posizione influente del gruppo è provata dal fatto che ben due famiglie – quella dei Moro e quella dei Trionfo contassero fra i loro membri un fattore dell’Università israelitica, che cinque famiglie – Alatri, Ambron, Baraffaele, Di Tivoli e Moro – avessero già finanziato e appoggiato i francesi fin dall’epoca della Repubblica giacobina -, che gli Ambron avessero tentato l’acquisto di beni nazionali già in quel periodo e, infine, che Sabato Emanuele Alatri fosse chiamato a rappresentare, come membro laico, i dipartimenti di Roma e del Trasimeno nel Concistoro israelitico”. (Ricerche sulle proprietà immobiliari degli ebrei romani tra prima emancipazione e Restaurazione, L’investimento immobiliare ebraico nella prima emancipazione (1809-1814) (Judei de Urbe. Roma e i suoi ebrei: una storia secolare, Atti del Convegno, Archivio di Stato di Roma, 7-9 novembre 2005, a cura di Marina Caffiero e Anna Esposito).
JACOB VITO ALATRI
“Alatri, Vita Giacobbe: nato a Roma nel 1780 da Samuele Tranquillo, coniugato con
prole, domiciliato in ghetto in via della Fiumara n. 52, negoziante, possidente, procuratore in affari della comunità”.
(Judei de Urbe. Roma e i suoi ebrei: una storia secolare, Atti del Convegno, Archivio di Stato di Roma, 7-9 novembre 2005, a cura di Marina Caffiero e Anna Esposito).
La DITTA SABBATO ALATRI
Consisteva in un importante magazzino per la vendita di tessuti e affini in via S. M. in Publicolis a Roma, fondata nella prima metà dell’Ottocento da Sabbato Emanuele Alatri (parente di Samuele) che, quando decise di trasferirsi in Toscana, a Livorno, dove il Governo era più tollerante con gli ebrei, associò alla ditta di famiglia Jacob Vito Alatri, padre di Samuele.
Nel Catalogo mostra ITALIANI DI RAZZA EBRAICA 2018-2019 e nella ricerca della Camera di Commercio di Roma “Le Società Anonime e le attività economiche degli ebrei a Roma (1938-1943)” a cura di Alessandra Camera, vengono riportate alcune informazioni sulla ditta:
“Nel corso del 1938, proprio a ridosso delle prime leggi razziali, il movimento di trasformazione di ditte o imprese ebraiche coinvolse soprattutto i proprietari delle aziende più note ed importanti come gli Alatri, i Coen, i Piperno.
Negli anni compresi fra il 1938 ed il 1940, a seguito della promulgazione delle leggi razziali, l’imprenditoria ebraica reagisce facendo ricorso alle società anonime. Anche la stampa, quella nazionale, a cui fa eco quella locale, si occupa del tema della razza.
A Roma il giornale “Il Tevere”, attraverso articoli e pubblicazione di memoriali o “lettere al direttore”- sempre delatorie e per lo più anonime, sembrava concentrarsi soprattutto sulla necessità di dimostrare la negatività dell’influenza ebraica nella vita cittadina. Un “lettore affezionato” il 17 luglio del 1940 scriveva: “Caro Tevere scrive oggi un rappresentante mancato, non certo per sua colpa, perché ne avrebbe la competenza ed i meriti, ma per la poca comprensione, per dir peggio, della nostra industria tessile. Devi sapere che tutte le fabbriche sono ARIANE al 100% ma sono a Roma rappresentate al 100% o poco meno da agenti EBREI, […] spavaldamente ancora tutti al loro posto mantenendosi accaniti antifascisti, anche se parecchi hanno ostentato la commedia di battezzarsi”. Ed ancora: “[gli ebrei sono] capaci di sfruttare l’attuale situazione in pregiudizio [di ‘ariani’] richiamati alle armi”, soggetto di tale denuncia era la famiglia Alatri. Riferiva a tal proposito un esposto della Regia Questura di Roma, redatto subito dopo la pubblicazione della lettera anonima: “Dalle indagini eseguite in tale campo è risultato che uno dei casi in cui il “Tevere” si ritiene possa alludere è quello dell’ex Ditta ‘Alatri’ […] che a seguito delle leggi razziali si è trasformata nella ‘Società anonima Vestilia’.
Il 27 settembre del 1940, erano state volturate:
2) La ditta “Alatri”, sita in via degli Astalli 19, trasformata nella società anonima “VESTILIA”, con un presidente non ebreo e con un direttore generale ed un vice-direttore ebrei e membri della famiglia Alatri. Pur essendo stata chiaramente individuata dagli organi preposti, tuttavia, nella segnalazione inviata dalla Questura al Ministero dell’Interno, si sottolineava in modo esplicito che la società aveva un ruolo portante nell’economia cittadina, poiché non solo riforniva molti negozi della “Capitale e di altre città d’Italia”, ma aveva “alle sue dipendenze 43 impiegati dei quali solo 27 ebrei, nonché numerosi piazzisti, in maggioranza ebrei”. La chiusura di questa società avrebbe dunque messo in difficoltà un numero consistente di famiglie ed avrebbero colpito in modo grave l’attività produttiva di tessuti, importante per un paese in guerra. Tuttavia, il documento concludeva segnalando la necessità di colpire “tali forme di indebite trasformazioni delle aziende ebraiche, talvolta soltanto formali, in società anonime, restando di fatto le Società amministrate dagli stessi ebrei, i quali vengono in tal guisa ad eludere i rigori di legge”. A tale documento però non faceva seguito alcun preciso intervento contro la società”.
Dal Bollettino dei protesti cambiari dei fallimenti e del movimento delle ditte del Consiglio Provinciale delle Corporazioni di Roma (Anno XI, 7 Gennaio 1939-XVII, N. 1):
–“MODIFICAZIONI 3056 bis – 31 marzo e 1 aprile 1939-XVII (Verb. Ass.)-Soc. A n. «Iacob V. Alatri » – Sede in Roma – Modifica della denominazione in: Soc. An. «Vestilia S. A. ». Altre modifiche allo statuto sociale”.
-“69775 (31-III-1939) – I. V. Alatri S. A. – Vendita tessuti – Roma – V. degli Astalli, 19 – Riduzione del cap. soc. da L. 4.000.000 a L. 3.900.000, e sua reintegrazione a L. 4.000.000 – Modifiche Statuto sociale e denominazione sociale in Soc. An. Vestilia – Nomina cariche sociali: Pres. dott. Riva Riccardo; Dirett. Gener. Alatri Lionello, Vice Dirett. Alatri dott. Marco e Alatri dott. Renzo“.
Nel Foglio delle inserzioni n. 47 di sabato 26 febbraio 1910 della Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia è pubblicato il seguente Avviso “Con atto 30 dicembre 1909 ricevuto dal notaio di Roma dott. Buttaoni Girolamo (reg. il 3 gennaio 1910 al n. 4788 reg. 302 atti pubblici), Giacomo Alatri fu Marco, gerente della ditta Jacob V. Alatri corrente in Roma ha dichiarato di rinunziare con effetto dalla mezzanotte del 31 dicembre 1909 al mandato di rappresentenza conferito alla Ditta anzidetta, da lui gerita, con i seguenti atti….”.

Centenario della ditta Jacob Alatri, 1920
SAMUELE ALATRI

Samuele Alatri
Ritratto della nipote Rosina Alatri (1883), Museo Ebraico di Roma
Busto di Samuele Alatri, Museo ebraico di Roma
Samuele Tranquillo Abramo Alatri (30 Marzo 1805, Roma – 20 Maggio 1889, Roma) Nato da una ricca famiglia di commercianti, entrò molto giovane nell’azienda di famiglia.
Nel 1825 Samuele entra nella costituzione della società, alla quale si dedica con abilità e, congiuntamente, si dedica all’impegno politico e religioso nella Comunità ebraica di Roma.
Verso il 1840 si reca periodicamente in Inghilterra e in Francia dove conosce i Rothschild, Albert Cohn, Adolphe Frank e Salomon Munk, cominciando a sognare l’istituzione degli Asili Infantili Israelitici, che vennero costituiti vent’anni dopo grazie a Tranquillo Ascarelli e al figlio Giacomo Alatri.
Tra il 1847 e il 1852, in collaborazione con il Rabbino Maggiore Hazan, venuto dalla Palestina, si adoperò per la riorganizzazione del Pio Istituto del Talmud Torah, la scuola nella quale i fanciulli ebrei apprendevano le prime nozioni elementari di ebraismo e imparavano a leggere e scrivere l’ebraico.
Il rapporto tra Samuele Alatri e il Rabbino viene citato nel libro di Giancarlo Spizzichino: “Dichiara Samuele Alatri: “Senza tema di censura, si può sostenere che qualsivoglia Rabbino Primario, o Gran Rabbino, per quanto venerabile sotto ogni aspetto, è da riguardarsi soltanto quale Dottore della Santa Legge, quale professore di Teologia”. È in quel “soltanto” e “professore di Teologia” che si nasconde un cambiamento epocale, ove il Rav, una volta perno della vita comunitaria e detentore di influenza anche giuridica e coercitiva sui membri della Comunità quale alto Giudice e conoscitore della Legge, viene relegato a ruolo subalterno di Professore di Ebraismo, dotto, ma non più capace di imporre le proprie decisioni, poiché il potere è passato ai Consigli laici, spesso senza alcuna conoscenza di Torà. L’incontro-scontro tra Rav Hazan da un lato e la figura di Samuele Alatri dall’altro incarna esattamente questo passaggio cruciale”.
Tra il 1848 e il 1849 partecipò al Municipio romano della Repubblica Romana e strinse rapporti personali con Massimo d’Azeglio, al quale ispirò l’opuscolo “Sull’emancipazione civile degli Israeliti”, con Terenzio Mamiani, Marco Minghetti, Luigi Carlo Farini e con Francesco Sturbinetti di cui divenne consulente.
Nel 1858 si adoperò, senza successo, per la liberazione di Edgardo Mortara, il bambino rapito a Bologna e costretto al Battesimo. Allo stesso modo si adoperò presso Gregorio XVI, raggiungendolo nella sua residenza di Castel Gandolfo, riuscendo a far annullare l’ordine del vescovo di Frosinone che decise di espellere dalla propria diocesi due famiglie ebraiche che vi abitavano da molti anni.
Consigliere di Reggenza della Banca dello Stato pontificio (fondata nel 1850 assorbendo la Banca Romana per poi riprenderne la denominazione nel 1870), fece parte della delegazione che il 9 ottobre consegnò al Re d’Italia i risultati del plebiscito che si svolse domenica 2 ottobre 1870 per sancire l’annessione al Regno d’Italia del territorio di Roma e del Lazio dopo la presa di Roma.
Fu eletto con Settimio Piperno al Consiglio Comunale, dove rimase dalle elezioni del 13 novembre 1870 fino alla morte, ricoprendo la carica di Assessore alle Finanze del Municipio Romano dal 1870 al 1874. Fu definito da Pio IX (1871) “il più cristiano tra i consiglieri municipali di Roma”.
Alla consultazione dell’8 e 15 novembre 1874 Samuele Alatri, liberale moderato, componente della deputazione, diviene Deputato al Parlamento d’Italia nella XII legislatura, eletto alla Camera per il Collegio di Roma II nelle fila della Destra fino al 1876 con 506 suffragi (334 nella sezione Trevi, 73 nella prima di Campomarzio e 99 nella seconda). Nelle elezioni del 5 e del 12 novembre 1876 Samuele Alatri viene battuto da Francesco Ratti nel II collegio e nel 1880 da Augusto Lorenzini, più volte consigliere comunale, liberale progressista, di area depretisina.
Presidente del Monte di Pietà dal 1875 al 1889 nonché il più giovane e longevo presidente che la Comunità ebraica di Roma abbia mai avuto (ricoprì la carica dai 26 ai 61 anni), si trovò a trattare con Gregorio XVI e Pio IX.
Nel 1880 fu a capo di un Consiglio straordinario per la riorganizzazione della Comunità ebraica di Roma.
Nel 1885, quando il Ghetto di Roma venne demolito, Samuele Alatri riorganizzò la comunità e contribuì alla ricostruzione della nuova “Università Israelitica”.
Nelle elezioni amministrative del 1887 fece parte, insieme a Urbano Rattazzi, della lista dell’Unione romana, di tendenza cattolico-moderata.
Quando morì, nel 1889, poco più di due mesi dalla perdita del figlio Giacomo, il sindaco d’allora Augusto Armellini disse: “la città di Roma ha amato fervidamente il defunto Samuele Alatri e ora lo piange come si piange un padre”. (Samuele Alatri, l’ebreo che si oppose alla rimozione del crocifisso).
A lui è dedicato il Parco lineare delle Mura Aureliane, cinquecento metri di verde pubblico che corrono da Porta Metronia a via Numidia a Roma.
Passaporto di Samuele Alatri
COMUNE DI ROMA–ELEZIONI AMMINISTRATIVE – ANNO 1879 – MANDAMENTO QUINTO-RIONE S. ANGELO
Adami Pietro
Alatri Alessandro
Alatri Angelo
Alatri Aron
Alatri Crescenzo
Alatri Giacomo
Alatri Marco
Alatri Pacifico
Alatri Sabato Mosè
Alatri Samuele
“D E G L I A R G E N T I R E C A T I ALLA ZECCA D I ROMA P E R U S O
D E L L A M O N E T A Z I O N E D A L 1° G E N N A R O A L 30 G I U G N O 1849
Il Ministero delle Finanze desiderando che il Pubblico conosca la quantità degli Argenti consegnati alla Zecca tanto dalla Commissione delle Requisizioni quanto dai Cittadini, ha ordinato la pubblicazione non solo delle Note relative, ma anche del rendiconto della Zecca stessa, dal quale risulti l’erogazione del Metallo medesimo: Samule Alatri (28 aprile 1845): Sc. 98 Baj. 51 Dec.1″. (Monitore Romano, Giornale Officiale della Repubblica, n. 150, 1849, martedì 3 luglio).
A giugno 2017 è stato dato avvio operativo alla nascita dell’Associazione Amici del Benè Berith di cui è stato nominato presidente Sandro Di Castro. All’Associazione è stato dato il nome di Samuele Alatri, il cui ricordo è stato celebrato il 26 settembre 2017 con una cerimonia presso la Camera dei Deputati.
Comunicato stampa Samuele Alatri-Amici BBerith
GIACOMO ALATRI
Il figlio di Samuele, Giacomo Alatri (Roma, 30 maggio 1831-Roma, 8 Marzo 1889) si impegnò con il padre per lo sviluppo degli Asili Infantili israelitici della Comunità ebraica di Roma. “Educato dal padre Samuele all’amore per le attività benefiche e dotato di talento organizzativo, a partire dal 1876 Giacomo Alatri si dedicò all’Opera degli Asili infantili e in collaborazione con altri la portò a una grande fioritura, tanto che il Re le riconobbe i diritti di ente morale. Uomo dal grande cuore……rifiutò diverse carriere che gli si offrivano, per non esporsi al conflitto con la condotta religiosa della vita. Assunse la carica di contabile nella Banca Romana, ma la lasciò dopo che nel 1888 aveva pubblicato lo scritto “Sul riordinamento delle Banche di emissione in Italia”, avendo constatato che nonostante i consensi ricevuti negli ambienti autorevoli, in quello della Banca la franchezza con la quale egli denunciava i mali aveva provocato una reazione di rigetto e di conservazione….L’intenso lavoro della Banca non gli impedì di svolgere una zelante attività nelle alte cariche della comunità”. (“Storia degli ebrei di Roma”, Abraham Berliner, Rusconi Editore,1992).
Sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia di lunedì 10 novembre 1879 n. 263 viene riportata la notizia “dell’annua distribuzione di premi, delle menzioni onorevoli e dei libretti della Cassa postale di risparmio ai bambini e alle bambine degli Asili infantili israelitici, che più si distinsero per studio e diligenza. A questa festa scolastica..asssisterono pure…il comm. Samuele Alatri. Il presidente Giacomo Alatri lesse un breve discorso nel quale…spiegò come negli Asili israelitici s’impartisca una educazione veramente materna e confacente alla tenera età delle centinaia di bambini e bambine che vi si accolgono. Il discorso del sig. Alatri fu vivamente appaludito. …Fu annunciato che si erano ricevute le seguenti offerte:…due medaglie d’argento (medaglie d’onore) dalla signorina Rosina Alatri, figlia del presidente”.
Sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia di lunedì 29 ottobre 1883 n. 254 viene riportata la notizia di una “FESTA SCOLASTICA” tenutasi presso il liceo Ennio Quirino Visconti, per “la premiazione dei bambini e delle bambine degli Asili infantili israelitici della nostra città. A quella bella e commovente festa intervennero: S. E. l’On. Baccelli, Ministro della Pubblica Istruzione, il Cav. Rito, consigliere delegato di Prefettura, il comm. Biagio Placidi, Assessore, che rappresentava il Sindaco, l’on. duca di Fiano, presidente della Società degli asili infantili,….il comm. Samule Alatri. Dopo un canto inaugurale che diè principio alla festa, il cav. Giacomo Alatri, benemerito e operoso presidente della filantropica Istituzione, lesse un forbito e succoso discorso, in cui accennò per sommi capi ai continui progressi fatti dagli Asili a cui egli sopraintende con tanta intelligenza e tanto amore, discorso che fu vivamente applaudito“.
Sul Numero 1 del 31 gennaio 1887 della Rivista della Beneficienza Pubblica e delle Istituzioni di Previdenza si informa che “gli Asili infantili israelitici di Roma, di cui è sempre presidente l’egregio cav. Giacomo Alatri, ci hanno inviato il loro rendiconto economico per l’anno 1885″.
Ebrei a Roma: Asili infantili dall’Unità alle leggi razziali, Giovanna Alatri, 2020. 
LIONELLO ALATRI
Le persecuzioni derivate dalle leggi razziali hanno colpito duramente alcuni membri della famiglia Alatri. Lionello (Roma, 20 gennaio 1878-Auschwitz 1943), figlio di Marco Alatri e di Elvira Cave e nipote di Samuele, membro della Giunta dell’Unione delle Comunita’ Ebraiche Italiane e titolare della azienda tessile Jacopo Vito Alatri, fu costretto a dimettersi da amministratore unico (declassandosi a Direttore generale) e a rinunciare alla quota di maggioranza, in accordo coi due soci minoritari, i fornitori De Angeli Frua (Milano) e Lanificio Zopfi (Bergamo) in seguito alla promulgazione delle leggi razziali. Nel Bollettino dei protesti cambiari, dei fallimenti e del movimento delle ditte del 7 gennaio 1939 sono riportati i cambiamenti societari (69775 (31-III-1939) – I. V. Alatri S. A. – Vendita tessuti – Roma – V. degli Astalli, 19 – Riduzione del cap. soc. da L. 4.000.000 a L. 3.900.000, e sua reintegrazione a L. 4.000.000 – Modifiche Statuto sociale e denominazione sociale in Soc. An. Vestilia – Nomina cariche sociali: Pres. dott. Riva Riccardo; Dirett. Gener. Alatri Lionello, Vice Dirett. Alatri dott. Marco e Alatri dott. Renzo).
Il 16 ottobre 1943, con la moglie Evelina Chimichi e il suocero novantunenne Eugenio Haim Chimichi, Lionello fu prelevato dalla sua abitazione in via Piemonte 127 e condotto nel Collegio militare di Via della Lungara con gli oltre mille ebrei romani catturati quel giorno. Così scrive il Presidente della Comunità Israelitica di Roma Ugo Foà nella relazione scritta il 13 novembre 1943 a testimonianza del ricatto dell’oro dei nazisti e poi della deportazione del 16 ottobre 1943 “Uguale sorte toccò pure ad un’altra persona nota a tutto il mondo ebraico di Roma per la sua grande generosità ed il suo illuminato altruismo: il Gr. Uff. Lionello Alatri degno continuatore delle tradizioni del suo illustre casato” (Il ricatto dell’oro agli ebrei e poi la deportazione, Patria indipendente, 11 aprile 2010).
Il 18 ottobre furono caricati sui carri merci dalla stazione Tiburtina, destinazione Auschwitz-Birkenau (convoglio n. 02, ROMA Collegio Militare 18/10/1943) dove con tutta probabilità Eugenio Chimichi non arrivò mai.
Arrivati ad Auschwitz II-Birkenau il 23 ottobre 1943, Lionello e la moglie Evelina vennero riconosciuti inabili al lavoro e uccisi nella camera a gas.
Questo il testo della lettera di Lionello Alatri lasciata cadere dal vagone della tradotta ferroviaria per Auschwitz e raccolta da un ferroviere alla stazione di Roma Tiburtina. La lettera perverrà ai figli Renzo e Marco Alatri attraverso la segretaria del padre. A margine della lettera la richiesta “Per umanità chiunque trovi la presente è pregato impostare la presente”.
“18-10-43 Lunedì mattina. Partiamo per la Germania io, mia moglie, mio suocero e Annita avvertite nostro viaggiatore Mieli. Date ogni fine mese £ 600 alla mia portiera e £ 250 a Irma cui rimborserete anche gas e luce. Fate leggere la presente alla Sig.ra Ermelinda. Ignoro se la merce rimarrà requisita.Se potremo venderla ricordatevi che i pezzi del 1º Blocco devono essere venduti proporzionalmente alla merce tipo. Se potete fare il cambio alla Banca di Sicilia fatelo chiamando il sig. Riccardo. Partiamo con fortezza d’animo: certo la compagnia di mio suocero in quelle condizioni mi sgomenta. Fatevi forza come ce la facciamo noi. Un abbraccio a tutti Lione. Dite al Barone che Ettore e Elda e la sua cugina Lella è con noi. Dite a Riccardelli rappresentante che moglie e figli stanno bene con noi. Dite a Buccellato che Vito e Via Flavia sta bene con noi Avvertite Via Po 42 al portiere che l’Ingegnere sta bene con noi Avvertite portiere Via Villa Albani 12 sorella e cognata bene con noi. Avvertite portiere Via Vicenza 42 pellicciaia sta con noi. Avvertite portiere Via Po 162 Lello e Silvia bene con noi Avvertite portiere Corso Italia 106 Famiglia Di Veroli bene con noi Via Eleonora d’Arborea..[illeggibile] Raul bene con noi Via Sicilia 154 Clara bene”.![]() Il 26 gennaio 2021 è stato organizzata dall’Assessorato alla Cultura e all’Archivio Storico della Comunità ebraica di Roma la conferenza “Dopo Auschwitz – Il ritorno a casa dei sopravvissuti e l’elaborazione della memoria”, nel quale la storica Elisa Guida ha parlato insieme con il professor David Meghnagi della condizione dei sopravvissuti al termine della Seconda Guerra Mondiale e la loro difficoltà nell’elaborare l’immenso dolore subito in quegli oscuri anni.
LE PIETRE DI INCIAMPO Nell’ambito della collaborazione tra il liceo Giulio Cesare di Roma e la Fondazione Museo della Shoah onlus, in accordo con l’Associazione ex Alunni sono state assegnate due borse di studio per il Concorso “Luciana ed Enrico Finzi”, un progetto educativo, dedicato alle scuole secondarie di primo e secondo grado di Roma Capitale e Città Metropolitana, nato per onorare la memoria di due giovani studenti, Luciana ed Enrico Finzi, vittime delle leggi razziste del 1938 e della deportazione durante il rastrellamento nazista del 16 ottobre 1943 a Roma. Espulsi dal Liceo Giulio Cesare, arrestati e deportati ad Auschwitz-Birkenau, furono assassinati il 23 ottobre 1943, quando si aprirono le porte dei treni. I premi della settima edizione 2017-18 erano destinati a due opere originali, l’una individuale e l’altra di gruppo, sui temi indicati nel bando di gara. La premiazione dei migliori lavori è avvenuta il 1° giugno 2018, in concomitanza con la premiazione del concorso di Composizione in prosa, ed è stata presieduta dalla dirigente scolastica Paola Senesi. La Fondazione Museo della Shoah era rappresentata dalla prof. Micaela Felicioni. Era presente anche il prof. Amedeo Osti Guerrazzi. Per l’Associazione ex Alunni era presente il presidente Giuseppe Massara. Per l’opera di gruppo è stato premiato il filmato “Le dolenti note”, della classe 1 C; per l’opera individuale è stato premiato il video “Come tutto ebbe inizio” di Beatrice Gregorini (5 E). Tra le opere anche il filmato “Pietre di inciampo e Finzi” nel quale viene ricordato Lionello Alatri e la sua famiglia.
VITTORIA ALATRI (13 Ottobre 1871-Auschwitz 27 Febbraio 1944) figlia di Marco Alatri e di Elvira Cave, sorella di Giacomo e di Lionello Alatri e moglie di Gino Sacuto, fu prelevata a Fiesole (Firenze) e deportata nel campo di sterminio di Auschwitz con il convoglio partito dal campo di prigionia di Fossoli (MO) (convoglio n. 08, FOSSOLI campo 22/02/1944). Non è sopravvissuta alla Shoah.
RICCARDO SALVADORI MARIO GIORGIO SALVADORI
GIACOMO ALATRI e VALENTINA SEGRE . ![]() Giacomo e Valentina Alatri nella casa di via Paisiello, Roma Giacomo Balla, ritratto di Valentina Segre Giacomo Balla, Ritratto di Valentina Segre (1926)
GIACOMO SEGRE Il 20 settembre 2020 a Roma, nel giorno dell’anniversario della presa di Roma, è stata posta dall’Associazione Nazionale Artiglieri d’Italia una targa in memoria di Giacomo Segre in via Nomentana 133. La targa è stata posta nel punto da cui la batteria comandata da Segre fece partire i primi colpi la mattina del 20 settembre 1870. ROBERTO SEGRE (1872-1936) IPPOLITO SEGRE (1886-1915) MARCELLO SEGRE (1887-1979) DINO SEGRE (1893-1975) LUCIANO ROBERTO ISRAEL JONA ![]() Villa Jona Pino Torinese Torino Piemonte Antiche Immagini DANIELE CALABI (1906-1964) MARCELLA REINACH ![]() Villa Reinach Lanzo d’Intelvi DAN SEGRE PAOLO ALATRI IL VILLINO E LA PALAZZINA ALATRI
E’ sempre dell’architetto Vittorio Ballio Morpurgo il progetto della palazzina in via Domenico Chelini n. 10, ai Parioli, costruita da mio nonno Giacomo Alatri, dove sono nata. ![]() Valentina Segre affacciata dal palazzo di via Domenico Chelini, Roma ALFREDO PAPPALARDO Nel 1929, a seguito della concessione da parte del Ministro per i Lavori Pubblici a concedere all’ente le opere di bonifica idraulico-forestali e stradali della valle dell’Adige, con l’obbligo di costruire anche borgate e centri rurali, oltre agli alloggi per gli operai (il comprensorio andava da Merano a Lavis) fu trasferito a Bolzano presso la Direzione Lavori dell’Alto Adige. Tra i suoi progetti quello della bonifica in destra d’Adige da Mezzocorona a Zambana, in provincia di Trento (15 agosto 1930 Giorgi Ferdinando, ingegnere; Pappalardo Alfredo, ingegnere). Nel 1934 gli venne affidato il Piano Regolatore di Pontinia, una delle città di “fondazione” insieme a Littoria (Latina), Pomezia, Aprilia e Sabaudia e, una volta scelto il luogo, il piano edilizio. ![]() Borgo Vodice-il serbatoio Nel 2015, in occasione dell’80° anniversario dell’inaugurazione di Borgo Vodice (nel Comune di Sabaudia), la cui realizzazione iniziò nel 1934 secondo il piano dell’Ing. Alfredo Pappalardo in collaborazione con il gruppo dell’architetto Luigi Piccinato, è stata intitolata una piazza alla memoria di mio nonno.
Bibliografia Samuele Alatri Bibliografia/Documentazione “Giovanna Cau, paladina del cinema”, Corriere della Sera, 14 marzo 2013 Aggiornamento 27 gennaio 2026 |
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Elenco degli Ebrei deportati strappati alla Comunità di Roma: Lionello Alatri
Nell’ambito del progetto artistico promosso da 


E’ opera di Vittoria Alatri il ritratto che raffigura la balia di Dino e di Arrigo Di Castro (figli di Anna Sacuto, sorella di Gino) e che la figlia di Arrigo, Claudia Di Castro, mi ha gentilmente segnalato.
Figlio di Riccardo e di Ermelinda Alatri, nasce a Roma il 19 marzo 1907. Cattolico, ingegnere civile, appassionato di montagna, nel 1953 sposò Giuseppina Tagliacozzo, appartenente a una ricca famiglia ebrea di Roma. Con l’entrata in vigore delle leggi razziali nel 1938 lasciò l’Italia e si trasferì negli Stati Uniti dove insegnò alla Columbia University e esercitò la sua attività professionale. Risposato con Carol Bookman, nel 1987 fondò il 









Figlio del Colonnello Giacomo Segre e fratello della nonna Valentina,
Figlio di Salvatore Jona e di Amalia Segre (figlia di Giacomo Segre e sorella di mia nonna Valentina Segre), appartenente ad una famiglia di imprenditori tessili della zona di Chieri, è stato un politico italiano. Sposato con Giuditta Artom, partecipò alla prima Guerra Mondiale come ufficiale degli alpini e nel 1920 si laureò in Economia e commercio. Lavorò come commercialista nello studio del dott. Vittorio Valletta per un breve periodo, fino a quando Valletta fu chiamato a dirigere la Fiat. Nel 1931 entrò all’Università di Torino, prima come libero docente di Tecnica bancaria, industriale e commerciale e poi come docente di Tecnica bancaria in successione a Giuseppe Broglia; nel dopoguerra ebbe la cattedra di scienza delle finanze. Nel 1938 fu incaricato dal podestà di Torino Ugo Sartirana di unificare le linee tranviarie intercomunali nella SATTI. Nella stessa società entrò poi nel consiglio di amministrazione, che dovette però lasciare per motivi razziali. Con l’avvento delle leggi razziali dovette infatti abbandonare gli incarichi pubblici e fu costretto a nascondersi fuori Torino.

Figlia di Ernesto Reinach, sposata con Marcello Segre, figlio di Giacomo Segre e fratello di mia nonna Valentina Segre.
Mio padre, 






Stornara, settembre 1928. Nella foto: Prof. Jensen,
Palazzo Municipale ONC-Pontinia

Mia madre Giovanna Pappalardo (Rimini, 7 agosto 1931) ha lavorato alla RAI. Laureatasi in pedagogia, è stata docente montessoriana e collaboratrice del Museo Storico della Didattica “Mauro Laeng” dell’Università degli Studi ROMA TRE (ora
Al ramo materno appartiene 


Brava Federica! Mi sembra un ottimo avvio …….
Ti mando un bacio.
Che meraviglia Fede , tutti i nostri ricordi….la capannina dove passavamo le nostre giornate……. e poi poffarbacco ………non mi sono mai resa conto di essere accolta in una famiglia così importante
un bacio grande
Anto
Con una famiglia cosi pol pot sarebbe stato meno cattivo
Grazie! Quante cose interessanti che non sapevo!